Lo stadio non è vuoto perché c’è ancora Zamparini.
Scusatemi ma non ci credo più, mi sembra un alibi comodo comodo per giustificare altro, forse anche più delicato e triste. Assumiamoci le nostre responsabilità da palermitani ed ammettiamolo; il problema è molto più profondo e quindi più difficile da risolvere. Se bastasse l’uscita di scena del patron per riempire nuovamente il Barbera, sarebbe molto più semplice.
Ma non sarà così vedrate. Recupereremo forse mille-duemila spettatori ma non di più. E non lo dico perché a preliminare firmato non è cambiato niente; quella con il Livorno non fa testo perché la gente non crede nell’effettiva cessione.
Lo dico anche presumendo una cessione reale e definitiva. Spiego le mie idee.
Lo stadio non è deserto perché Zamparini è ancora il padrone del Palermo. Forse prima, ma adesso non è più così. Lo stadio è vuoto perché c’è stato Zamparini che lo ha svuotato lentamente, negli anni. Con costanza e regolarità Il palermitano si è gradualmente allontanato. Ed ora è complicato recuperarlo. Perché è finito l’amore, la passione è scemata lentamente, Il sentimento di attaccamento si è sbiadito. Dopo anni ed anni di gestione scriteriata, il tifoso palermitano si è difeso mettendo in campo l’unica arma disponibile: Il distacco.
Zamparini ha fatto quello che ha fatto (ed è sotto gli occhi di tutti), il tifoso si è difeso. Si chiamano meccanismi di difesa (sebbene in altri ambiti e con altri significati). Ma simbolicamente è lo stesso percorso. Di fronte ad un torto subito o ad un tradimento, per non soffrire ulteriormente si può reagire o cercando lo scontro frontale o distaccandosi. Visto che lo scontro, in questo caso specifico, è di difficile realizzazione, l’unica arma è stata il distacco. Per non fare più “abbili“, il palermitano si è allontanato. Occhio che non vede cuore che non duole. Osservo da lontano così, se continuano le crudeltà calcistiche (come avvenuto),  soffro meno. Non è più affare mio.
È cambiato il sentimento, Il palermitano è diventato freddo e impassibile. Ecco perché ci vorrà tanto tempo e tante cose belle per riaccendere la passione. Ed è molto più complicato che una semplice uscita del patron.
Spero di sbagliarmi, con affetto
Carlo Cangemi

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