Riforma campionati gravina

Gabriele Gravina, in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, ha affrontato tanti argomenti: si è passati dal piano “riapertura stadi” in vista dell’ Europeo, alla tanto attesa riforma dei campionati. Anzi, per essere più precisi, si tratterebbe come anticipato più volte nel corso di questi mesi di “una rivoluzione di tutto quanto il sistema calcio”. A partire dal prossimo anno, come anticipato da più esponenti dal mondo del calcio italiano e come riscontrato dalle dichiarazioni del numero uno della FIGC, il sistema potrebbe essere rivoluzionato.

Un cambiamento, che partirebbe dai piani alti della piramide, fino al calcio dilettantistico. “Il cambiamento è necessario – afferma Gabriele Gravina alla Gazzetta – troppe squadre sono costrette a turnover imbarazzanti e l’ipotesi 18 squadre in Serie A è possibile”. Anche la Serie B potrebbe subire variazioni: “In serie B a ogni stagione cambia il 40 per cento delle squadre. Una retrocessa dalla A alla B non ce la fa, non basta il paracadute. E allora si deve agire sulla redistribuzione delle risorse e della flessibilità degli emolumenti. La soluzione potrebbe essere quella di due gironi di B, in verticale, non orizzontale“.

Ad una settimana dalla possibile rielezione alla FIGC, Gravina promette di non causare, inoltre, disadattati sociali nel mondo del calcio, specialmente in Serie C dove gli stipendi non sono cospicui: “Noi dobbiamo impedire che si creino dei disadattati sociali. In Lega Pro lo stipendio medio è di 30mila euro lordi: il rischio è di arrivare a 35-36 anni e di trovarsi in mezzo al guado del futuro senza mezzi. Per questo teniamo così tanto al contratto di apprendistato e alla formazione. Non c’è federazione al mondo che può tagliare gli stipendi. Parliamo di un’economia di mercato. Diverso è riuscire a sensibilizzare, e su questo l’interlocuzione con l’Aic ha trovato terreno fertile. E il tema deve andare di pari passo con dei meccanismi di controllo sul sistema. Oggi utilizziamo parametri che sono raggirabili, l’ipotesi è quella di un rating delle società per renderle più credibili anche verso il sistema bancario”.

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