Rinaldo Sagramola torna a parlare della Serie D e di un’eventuale ripresa del campionato dilettantistico italiano. In un’intervista rilasciata a SoloSavoia.it, l’amministratore delegato rosanero ha commentato la possibilità avanzata dal Dg del Savoia, Rais, di promuovere le prime due squadre per ogni girone di Serie D.

“Parto dalla premessa che saranno gli organi federali a prendere la decisione definitiva in tal senso e per quanto mi sembra di capire l’indicazione è quella di terminare la stagione sul campo. Detto questo noi come società attendiamo le decisioni della Lega ma se devo entrare nel merito della proposta del Savoia lo faccio mettendomi però in due posizioni diverse. La commenterò da dirigente del Palermo e da uomo che è nel mondo del calcio da quasi mezzo secolo”.

E’ ovvio che questa ipotesi non può che vederci favorevoli in primis perché saremmo sicuramente in C, anche se ad oggi siamo primi e la C l’avremmo comunque conquistata, sul campo, nonostante ci siano ancora 8 gare con il Savoia che non demorde. In seconda istanza ciò che più ci aggraderebbe e che con questa ipotesi ci ritroveremmo con un girone in più nella serie superiore e ciò inesorabilmente porterebbe ad una diminuzione della qualità complessiva e per noi sarebbe più facile tentare l’immediato salto di categoria, considerando che è ovvio che il Palermo vuole tornare quanto prima più in alto possibile, dove le compete e dove ha dimostrato per anni di poterci stare con onore. Alla luce di ciò per noi questa soluzione sarebbe auspicabile, le ribadisco lo dico da dirigente del Palermo in maniera egoistica”.

“Adesso parlo da uomo di esperienza nello sport e le dico subito che vedo questa soluzione come difficile da applicare, credo possa essere l’ultimissima delle ipotesi da valutare e le spiego perché. Da tempo nei professionisti si parla di ridurre il numero di squadre perché la crisi economica pone ogni anno molti club in una posizione a dir poco deficitaria, pensare di aumentare così drasticamente il numero di società in terza serie sarebbe poco percorribile proprio per ragioni di ordine economico. Alla fine di questa pandemia non sapremo in che mondo ci troveremo, di certo si avrà un equilibrio economico precario. Molti presidenti, che poi sono imprenditori, si troveranno in seria difficoltà a causa del fermo produttivo di questi mesi ed in un contesto così difficile mi viene complicato pensare che ci siano le disponibilità economiche per spendere tanti soldi in C. Basti pensare che mentre in quarta serie i contratti hanno un massimo di 30mila euro ad atleta e fino a 10.000 sono esenti da imposte, in serie C si parte da ingaggi di un minimo di 20mila, senza considerare le tante spese che solo parzialmente sono calmierate dagli incentivi della Lega. Ecco perché ci andrei con estrema cautela perché in gioco c’è il tessuto economico e il sostentamento del movimento calcistico stesso”.

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