Palermo Zanetti

Conosciamo Paolo Zanetti dal racconto dell’esperienza a Venezia

Paolo Zanetti è l’allenatore al momento tra i più accreditati per la panchina del nuovo Palermo, dopo un esonero a Empoli in avvio di campionato e la bella salvezza con tre giornate di anticipo della stagione precedente sempre nella massima serie.

Ma il tecnico nativo di Valdagno ha anche un trascorso nel Venezia, squadra che ha da poco raggiunto la finale playoff ai danni del Palermo e che con Zanetti alla guida conquistò nella stagione 2020/2021 quella che è ancora l’ultima promozione dei veneti nella massima serie.  Per conoscere meglio le caratteristiche dell’allenatore Paolo Zanetti abbiamo rivolto qualche domanda a Davide Marchiol direttore di tuttoveneziasport.it.

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Quali sono stati i moduli scelti con prevalenza dal tecnico Zanetti nella sua esperienza a Venezia?

Zanetti è un tecnico che ha dimostrato di sapersi adattare ai punti di forza proposti dalla rosa. Nell’anno della promozione in Serie A ha proposto un 4-3-3 che ha riconfermato anche nella massima categoria, passando però alla difesa a tre nel girone di ritorno quando, post mercato di gennaio, il vecchio modulo era più difficile da attuare. Il tridente è la sua strada preferita, ma non disdegna altre soluzioni quando serve”.

Tra una visione del calcio più conservativa o più propositiva dove collocheresti l’allenatore veneto? In generale ha lasciato un ricordo di schemi e bel gioco a Venezia?

“Il Venezia di Zanetti si è fin da subito distinto per il suo calcio propositivo. Nell’anno della promozione Aramu ha probabilmente giocato la sua miglior stagione in carriera tra gol e assist, Forte si è riconfermato bomber di categoria e ha saputo rivitalizzare anche un ragazzo come Di Mariano che sembrava fuori dal progetto e che invece si è rivelato assistman prezioso, senza considerare poi la scoperta Johnsen. In più le mezzali con lui dovevano sempre cercare l’inserimento e anche da Maleh e Fiordilino (spostato dal ruolo di play proprio da Zanetti) sono arrivati diversi centri pesanti. Tutto questo lasciava magari qualche responsabilità di troppo alla difesa, spesso Modolo e Ceccaroni erano da soli perché i due terzini dovevano spingere molto, però in quella stagione la coppia dei centrali ha probabilmente toccato il suo picco più alto per quanto riguarda la fiducia nei propri mezzi e quindi è andata bene. In A discorso simile, non abbiamo visto spesso un Venezia rinchiuso nella sua area, si cercava sempre di attaccare e i numeri di Okereke, Aramu ed Henry lo dimostrano”.

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Da un punto di vista caratteriale Zanetti che allenatore è? E’ più un sanguigno alla Filippo Inzaghi o un riflessivo alla Eugenio Corini?

“Cerca fin da subito di coinvolgere tutti, giocatori, tifosi, giornalisti, usando il suo carisma, lo definirei una via di mezzo. Parla molto, ci tiene a spiegare certi concetti a tutti, al contempo però talvolta il suo lato emozionale comunque emerge, anche in campo. Penso che con il tempo stia lavorando a trovare un giusto equilibrio tra questi due aspetti, anche se già in questi anni di rado lo si è visto realmente perdere la calma”.

Che approccio ha Paolo Zanetti nella gestione nella crescita dei giovani, elemento molto attenzionato dal City Football Group?

“In Serie B ha reinserito nel progetto Di Mariano, che era in odore di cessione dopo qualche tensione con la precedente gestione, ha fatto fare uno step ulteriore a Forte e Mazzocchi che erano reduci da una retrocessione e ha sfruttato anche molto i giovani, i vari Maleh, Bjarkason, Svoboda e Johnsen hanno ottenuto ottimi risultati nella loro crescita, nel mischiare i due elementi, esperienza e gioventù, si è rivelato tecnico capace. Poi chiaramente i risultati contano e lo si è visto in A, dove la società gli ha rivoluzionato la rosa. Alla fine qualche elemento che non rendeva è finito ai margini perché poi con la massima categoria il tasso di difficoltà si alza inesorabilmente”.

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Se dovessi indicarmi il maggior difetto?

“Diciamo che intravedo un filo conduttore tra la sua esperienza a Venezia e quella ad Empoli, lui è molto bravo a creare uno zoccolo duro intorno al quale far poi ruotare tutti gli altri. Nel momento in cui quel nucleo viene toccato o va in crisi mentalmente fa fatica a mentalizzarlo di nuovo per riprendere il filo del discorso. Si deve creare un po’ la magia, quando si è spezzata poi non è riuscito a ritrovare il bandolo della matassa. Penso che, se il Palermo dovesse sceglierlo, Zanetti avrebbe tutti gli elementi a disposizione per farci capire di che pasta sia fatto, sia per gli aspetti positivi che negativi”.

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