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Malasanità – Domenico e Andrea, lo stesso destino

Un altro caso di malasanità, l’ennesimo di una serie che sembra non avere mai fine, ha colpito la comunità siciliana, la quale piange ancora la scomparsa di Andrea Mirabile.
La morte del piccolo Domenico Bandieramonte, getta ancora una volta fango e diffidenza nei confronti di una sanità che risulta inefficiente, soprattutto al sud.

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Da giorni, assistiamo a video e foto postati da una madre disperata, che ha voluto denunciare in prima persona, con testimonianze dirette, l’ingiustizia subita.
Ambra Cucina, giovane madre che ha fatto una telecronaca sul suo calvario, equipaggiata solo di un’arma, quella della verità, denuncia adesso un sistema che molto spesso pecca di negligenza e disattenzione.
‘Mio figlio stava bene, non posso credere che ora non c’è più. Lo avevo portato al pronto soccorso che vomitava e aveva mal di pancia, una semplicissima intossicazione. Me lo hanno ucciso, lo hanno devastato’.

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Parole forti quelle della madre siciliana, che si rivolge con tono disperato ma pur carico di rabbia, un sentimento che adesso pretende giustizia.
Ogni genitore conosce perfettamente i problemi gastrointestinali, e, per evitare peggioramenti, dal primo soccorso ospedaliero si aspetta cure e soluzioni. Non è stato così per la famiglia Bandieramonte che non avrebbe mai immaginato una disavventura del genere. Il piccolo, dopo aver visitato due strutture ospedaliere nel catanese, avrebbe contratto un batterio micidiale che ne ha compromesso gli organi interni, causandone un edema cerebrale.
Il batterio in questione, l’enterococco, sarebbe stato trasmesso al bambino tramite l’inserimento di un sondino nasale, che di lì a poco avrebbe preso il sopravvento dentro quel corpicino già martoriato da giorni.

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Dopo Catania, Messina…

Solo a Messina, giorni dopo, hanno riscontrato in Domenico l’infezione batterica che non gli ha dato scampo.
Un altro caso di morte sospetta, a pochi giorni dalla scomparsa di Andrea Mirabile, anche lui con sintomi da virus intestinale, sta portando scetticismo e perplessità verso una sanità che risulta sempre più precaria.
Seppur i bambini siano scomparsi in luoghi differenti, il denominatore comune è lo stesso: la malasanità.
L’episodio odierno, mette in mostra le tante testimonianze di genitori che arrivano negli ospedali senza ricevere le dovute accuratezze. La scarsa assistenza porta esauste famiglie a “mettere firma e tornare a casa”, quasi indotti, stremati da lunghe attese e, molto spesso, trattati da ignoranti, come denuncia la stessa madre di Domenico.

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Da sempre la figura professionale sanitaria è quella vista con più rispetto e fiducia. Il medico considerato il Dio in terra, può diventare un eroe o un carnefice. In questo caso, ciò che viene fuori è lo smarrimento totale di un’intera equipe che non collabora. Estenuanti attese nei pronto soccorso subiscono il cambio dei turni del personale, talvolta insufficiente. Cartelle cliniche viste e rivisitate dai medici che prendono in carico pazienti anche dopo ore, curati precedentemente da altri medici che, giustamente, hanno il diritto di tornare a casa.
Una semplice famiglia, che disconosce i giusti rimedi, come può non affidarsi totalmente alla figura del dottore, conoscitore delle arti mediche? Sebbene siano esseri umani volti al fallimento, in questo caso, non erano stati chiamati ad affrontare un intervento drammatico a cuore aperto, bensì un banale virus intestinale. Ed ecco che questo accende il fuoco della rabbia di una madre che aspetta risposte.

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I tagli

Dei vari tagli alla sanità, rimane una disfatta pubblica. I medici, oggi, non risultano più credibili. Non beneficiano più di quella riverenza e di quel rispetto da parte del paziente, che, in passato, ne affidava interamente la propria salute. Il paziente, invece, subisce le ingiustizie di un sistema sanitario allo sbando, ripagando con sfiducia e diffidenza. Ancora una volta, siamo di fronte alla nascita di inimicizie su due fronti, ma in questo caso non ci sono né vincitori né vinti. Nei casi di malasanità perdono tutti.
Filippa Tagliarino

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