Frosinone Palermo

4 anni dopo, siamo ancora qui. Ancora per una finale. Questa volta per la Serie B.

Dell’ultima, di quel 12 giugno 2018, ricordo ancora tutto: a volte sembra di essere ancora lì con gli occhi. La delusione dei palloni in campo lanciati dai giocatori del Frosinone. Il 2-0 su ripartenza nei secondi finali e, quindi, l’invasione in campo dei tifosi gialloblu. Ricordo il silenzio dentro di me, le lacrime trattenute, la stanchezza pervadere le ossa. Lo sguardo di mio padre. Le bocche secche. La testa confusa. Frammenti di ricordi incancellabili. Che poi, una delle cose più rilevanti, l’ho imparata l’altro giorno: esiste la memoria ed esistono i ricordi, emisferi paralleli ma differenti.

Poi il panino con la porchetta e la coca ghiacciata, sotto i fumogeni di quei tifosi che festeggiavano. Ricordo anche, però, che da quel giorno scelsi di fare il giornalista. Che oggi rappresenta una missione: poca, pochissima forma. Ma sempre tanta sostanza. E, forse, per il momento, va anche bene così. In questi anni ho girato tanti, tantissimi posti. L’anno della Serie B, prima del fallimento; Cittadella, Venezia, Livorno, Verona, Pescara, Perugia e tanto altro. E poi l’inaspettato e triste l’epilogo, quindi periferici posti della Sicilia e Campania, passando per Basilicata e Calabria.

Mi sono ritrovato a dover scrivere un po’ ovunque: sui tavoli un po’ macchiati di alcuni bar isolati. Dentro le salumerie, negli autogrill e sulle panchine delle più impensabili stazioni. Questa sera a Padova, 4 anni dopo, sarà come sentire gemme di passato, trasferite in un presente diverso. Tanto diverso. A tratti deludente, molte volte sorprendente. Insomma, un po’ anche un giorno storico. Dal primo pezzo a Frosinone, ad oggi, ne ho scritti tanti. Alcune cazziate le ho ricevute (e ne ho fatto tesoro), alcuni complimenti pure. Da persone che per me rappresentano tantissimo. Padri giornalistici, a tutti gli effetti. Tutto sempre attraverso una lente e con un obiettivo ben chiaro: essere testimoni di storie e messaggeri di emozioni.

Se c’è anche una cosa che ho imparato – banalmente -, in questi anni di lavoro, è che nessuna cosa è eterna: comunque, prima o poi, tocca ricominciare da capo. Chissà da dove ricominceremo nei prossimi mesi. Chissà se cominceremo da dove sogniamo di cominciare. Intanto ci si gode lo stato d’animo di un bimbo che ha appena ricevuto il suo regalo di natale tanto desiderato.

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