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In casa Catania i tifosi non ci stanno, e si sfogano sui social: “Non vogliamo cordate senza soldi”. Questo è solamente un’estratto del lunghissimo post pubblicato sul gruppo Facebook, Liotrizzati.

La stagione attuale del Catania è da dimenticare sin qui: una stagione iniziata con molti problemi e paure, si sta confermando disastrosa. Il 22 dicembre scorso la società è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Catania; il club sta riuscendo a sopravvivere grazie alla possibilità dell’esercizio provvisorio dell’azienda e le tante proroghe alle scadenze fissate. Ma i tifosi non ci stanno, ed in questo clima di incertezza e di poche boccate di ossigeno, mostrano tutto il proprio disappunto sui social. Ecco di seguito le parole riportate nel post.

Il post dei tifosi del Catania

“Che siano lombardi, inglesi, arabi, di Paternò o di Caropepe a noi poco importa. Le estrazioni d’origine hanno una rilevanza marginale, non è più il calcio di una volta e quindi l’amore patrio riversato nella squadra che si detiene è diventato negli anni un cartiglio ipocrita per rabbonire i tifosi. Ormai è solo business. Ciò che importa è ridare il giusto lustro a ciò che nascerà dalle ceneri, come progenie legittima, del vecchio Catania. Quando uscirà il bando, crediamo in tempi non eccessivamente lontani da oggi, siamo sicuri che ci siano tutte le regole per rinascere in maniera sicura e prosperosa. D’altronde sia ciò che vincolerà il bando, sia alcune norme contemplate nelle Noif della Figc, saranno volti ad avere necessariamente ampia evidenza fondi, piano industriale, una garanzia di gestione e sussistenza per tre anni contemplata in 15 mln di euro (Noif della Figc), piano industriale e ammortamento delle perdite. Almeno quanto sarebbe ipotizzabile come minimo richiesto, anche e soprattutto per evitare e scoraggiare il presentarsi all’asta di novelle cordate improvvisate e mal gestite. Da questo punto di vista abbiamo già dato. Quindi sarà un’asta vera e per soggetti davvero interessati non solo alla “cosa” Catania, ma al progetto di rilancio da innestare sul campo e nel territorio. Basta cordate senza soldi, basta promesse di “pagherò” quasi sulla parola e basta di vivere alla giornata in maniera perenne. Soldi, serietà e progettualità. Senza che nessuno parli di amore, perché non vi crederà nessuno, chiunque esso sia l’aggiudicatario. Se amore sarà, verrà dopo a fatti dimostrato e a fiducia ottenuta. Per voi sarà business e se ciò porterà al rilancio e alla prosperità ben venga. I tempi dei Massimino, degli Anconetani, dei Rozzi, sono finiti ormai da tempo, il romanticismo è finito e la nostalgia è il pane quotidiano. È bene che ci mettiamo i panni del pragmatismo e che pretendiamo serietà, trasparenza e fatti concreti”.

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