Palermo

Semplice, non sicuramente un genio, mondano nello stile, ma umile abbastanza da trasmettere dei valori sani alla squadra. Filippi è tutto questo e forse anche qualcosa di più. Il suo rapporto con lo spogliatoio è sano, lo si percepisce, nonostante fosse a un passo dal baratro. Nonostante, abbia avuto già un ultimatum in questa stagione (la partita in casa contro il Campobasso poi vinta agevolmente). Non uno straordinario comunicatore, ma in Serie C non serve parlare aulico. A parlare per lui (e grazie a lui) ci ha pensato il campo.

Sembrava dovesse lasciare, oggi il 2° posto è anche suo

Questo, ha recitato soavemente 3 vittorie e un pareggio dopo il disastro di Torre Del Grego. Dietro la ripresa della squadra c’è anche l’umiltà di Filippi, che alla stampa non dice tanto, ma che dietro parlerà e si farà pure capire. Niente estetica, come la tuta che indossa, ma tanta concretezza e pragmatismo, ingredienti con i quali oggi il Palermo si ritrova (non per caso) al 2° posto. Sembrava che la storia con l’allenatore di Partinico dovesse terminare solo un mese fa e invece, questo signore diventato ancora  padre, sembra aver responsabilizzato tutti (lui per primo).

L’automa perfetto, Filippi ha dato ordine e autonomia

Qualche gesto “all’italiana” dalla panchina, qualche rimprovero, ma i suoi ragazzi sono andati con il pilota automatico ad Andria: sapevano cosa fare, leggevano la partita, capivano i momenti, andavano autonomi come un orologio. Un’automa, quello schierato da Filippi, a tratti perfetto, quasi a far stare i tifosi sereni e sicuri dello 0-2 finale. E così è stato. Certo che i meriti vanno divisi, anche con chi questa squadra l’ha costruita, non dimentichiamolo. Era una squadra da primi 4° posti, lo scriviamo e diciamo dall’inizio. E i rosa sono lì, terzi e felici. Sognatori pure del primato.

Un tradizionale che ha ceduto al rinnovamento

Detto questo, non è che a distanza di un mese i problemi sono andati via. La cura però sta funzionando, la testa adesso gira. La convinzione della maglia che si indossa, la consapevolezza di essere forti e lo spirito combattivo, adesso si notano a miglia di distanza. Adesso il Palermo può dire “sono più forte io”, in certe partite. E lo deve fare, anche se con il giusto senso del pericolo. A volte troppo sperimentale, forse non bravo a fare i cambi giusti. Alla chiusura, al tradizionalismo iniziali, Filippi ha lasciato spazio al cambiamento tattico, forse aiutato da qualcuno (e non ci sarebbe niente di male). Un tradizionale insomma, ma con una tensione al rinnovamento. Dal 3-4-1-2 al 4-3-1-2; fino al 3-5-2 (5-3-2 in fase difensiva). Il 2° posto è anche tuo, Filippi. Adesso serve continuità, perchè è sempre più vicino il 9° posto, che il 1°.

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