E’ Tacopina stavolta a rispondere alla Sigi, che nella mattinata sarà pronta nuovamente a spiegare la situazione in conferenza stampa.

Ma l’imprenditore italo-americano si toglie ugualmente qualche sassolino, nell’intervista rilasciata a catanista.eu sulla cessione del Catania.

Così dichiara: “Sigi ha avuto due possibilità di concludere la vendita, a febbraio e poi ad aprile. Loro hanno ammesso di avere la colpa per questa mancata chiusura. A febbraio ho concesso ulteriori 60 giorni, ma ad aprile mancava ancora qualcosa. Nel frattempo, mi hanno chiesto 800 mila dollari per tenere viva la squadra, e io li ho dati, pur non essendo il proprietario della squadra. Io ho dato questi soldi, per aiutare il Catania. Venerdì ho fatto una nuova offerta, presentando anche l’evidenza dei fondi necessari.

A questo punto chiedo a voi, cos’altro devo fare? Vorrei rendere i fatti più chiari: se il mio piano fosse stato aspettare il fallimento del Catania, avrei fatto una prima offerta, fatto una seconda offerta, messo 800 mila dollari per pagare gli stipendi? Io ho fatto tutto quanto in mio potere per acquistare il Catania, se SIGI fosse stata pronta adesso sarei il proprietario del Catania”.

In merito ad ulteriori chiarimenti sull’evidenza fondi risponde: “Non ho alcun obbligo di presentare l’evidenza fondi. Io avevo dato le prove di fondi già a febbraio: se qualcuno in Sigi dice il contrario, sta mentendo. Ho avuto a che fare con persone meravigliose: Ferraù, Nicolosi, Magni. Il problema sono altre persone, che hanno investito 100 euro e si credono i proprietari del Catania. Io ho fatto quattro acquisti in Italia in passato. È vero che vige l’obbligo di provare l’evidenza fondi per l’iscrizione al campionato, ma limitatamente al contratto, lo ribadisco, non vi è alcun obbligo. La problematica che stiamo affrontando oggi non è questa. La questione dell’evidenza fondi è semplicemente fuorviante”.

La questione entra nel merito dei debiti: “Io non posso chiudere l’acquisto senza una formale riduzione del debito da parte dell’Agenzia delle Entrate. Non sono stupido, non sono disposto ad accollarmi una squadra con 60 mln di debito. Sto tentando di salvare il Catania con tutti i miei soldi e con tutti il mio tempo. Questi sono affari, non è un gioco. SIGI a questo punto ha due possibilità: accettare la mia offerta, oppure pagare i suoi debiti e provare ad andare avanti. Sarei molto deluso se il Catania dovesse fallire, ma più di questo non posso fare. Se SIGI non accetterà la mia offerta, che io considero assolutamente idonea, pazienza, continuerò a supportare il Catania come ho sempre fatto”. 

Conclude poi l’imprenditore: “Ho il massimo rispetto per SIGI, se i soci hanno un’idea diversa per portare avanti il Catania ben venga, auguro il meglio. Per me questo non è un gioco. Io ho anche altre cose da fare, ho già speso tantissimi soldi, ho dovuto assumere moltissime persone. Qua si parla di affari, ho fatto due offerte ma non erano pronti a vendere, non tocca a me sciogliere le preoccupazioni della piazza“.

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