Il Natale è alle porte, mancano altre due partite contro Viterbese e Bari, poi inizierà il 2021. I primi 3 mesi di campionato hanno raccontato di una squadra con un’identità ben precisa in casa, ma anonima in trasferta. La conseguenza è stata un’altalena di risultati che oggi spiegano quel 10° posto in classifica.

I tifosi si aspettavano altro probabilmente, ma nell’aria non è mai scomparsa l’idea che questa stagione poteva essere di semplice assestamento e ambientamento. Non vogliamo chiamarlo un flop, ma non è stato certo un periodo esaltante della storia rosanero. Di chi sono le responsabilità? Dove può arrivare questa squadra?

Se il campo ha fatto parlare di sé, meno non ha fatto ciò che gira attorno ad esso. La buona notizia per i rosanero è arrivata infatti dal Comune di Torretta, che accoglierà lo storico centro sportivo tanto voluto dal presidente Mirri. Di questo e di molto altro abbiamo parlato con il noto giornalista de La Gazzetta dello Sport Nicola Binda, che ci ha detto la sua sulla situazione in casa rosanero, con uno sguardo anche al futuro.

Partiamo dal dato che più di tutti balza all’occhio, si aspettava un Palermo in 10a posizione?

“Certo che dopo quello che il Palermo ha passato se non altro è riuscito a riemergere abbastenza bene. Poi non mi sembra una squadra partita per vincere il campionato come Bari e Ternana che sono partite con un mercato e con dei proclami roboanti. Il Palermo sta nel gruppo delle altre, poi si chiama Palermo e quindi ha il dovere di essere protagonista ma è pur sempre una neopromossa. Non so se avrebbe potuto fare di più, è in linea con quello che ci si aspettava, anche se ripeto, è tutto così incerto e un’incognita che tutto va preso con le molle, non è oro colato quello che si è visto sul campo. Ci sono squadre molto più attrezzate, ma i rosanero potevano stare peggio perché giocare a ritmo serrato ogni due settimane poteva essere pesante. Tutto va misurato in base a quanto è accaduto al Palermo e devo dire che in tal senso ne è uscito molto bene. Il cammino è in linea con le possibilità della squadra, ma la classifica è corta”.

Possibile credere ancora al 4° posto? Si possono mettere in difficoltà le squadre che stanno nei piani alti?

“Ternana e Bari no perché sono superiori, sono quelle che fanno campionato a parte, anche il Catanzaro mi sembra una squadra più attrezzata, più di categoria. Penso che tolte queste, il Palermo se la possa giocare con tutte”.

E’ stato un errore della società non aver preso un bomber di razza capace di fare 15-20 gol?

“Assolutamente no, c’è Saraniti. Non sempre gli acquisti si rivelano poi per quello che sono, il Palermo ha Saraniti che è un attaccante di categoria, non mi sembra che la squadra sia senza attaccanti. Certo, avesse avuto un giocatore diverso… Non mi sembra messo male comunque. Qualcosa va aggiustata, ma quest’anno si è lavorato tutti in difficoltà, non era facile fare mercato, è stato difficile per tutti, ma non si aveva l’obbligo di vincere. Per fare il salto di qualità credo che un attaccante possa pure arrivare a gennaio, ma io sono convinto che Saraniti rimane un giocatore buono per questa categoria”.

Quanto sarà importante la costruzione di un centro sportivo per il Palermo, e in generale quanto è importante nel calcio moderno avere una struttura del genere?

“Di sicuro molto importante, le squadre che hanno un centro sportivo hanno un passo superiore, oltre a dare un patrimonio di valore alla società, una consistenza al club. Poi è anche la casa per i calciatori che potranno allenarsi con dei punti di riferimento e vivere le abitudini in quel posto. Credo che sia di vitale importanza per la sopravvivenza di un club professionistico. Poi avere anche lo stadio di proprietà sarebbe il massimo anche se in quel caso è un po’ più complicato. Già comunque avere un centro sportivo è importantissimo, sopratutto perché da patrimonio alla società che acquista tanto valore”.

Mirri potrà restare anche in B o quando il Palermo sarà in questa categoria bisognerà cedere ad un investitore più grosso?

“Non conosco Mirri e non so quali sono le sue intenzioni, ma se mai avesse intenzione di vendere lo faccia dando la squadra nella giuste mani, perché la storia recente insegna che il Palermo è stato ceduto nelle mani sbagliate e poi è fallito. Mirri ha fatto un lavoro straordinario di sicuro salvando il club e rilanciandolo, portandolo subito nei professionisti. Se uno poi non ha più voglia di portare avanti il club deve trovare delle altrenative valide. Mi auguro che lui comunque possa dare una continuità che la società e la piazza meritano”.

Capitolo riforma: già quest’anno o l’anno prossimo?

“Si sta parlando, si sta discutendo, ma ci sono troppe questioni da risolvere e che si incartano con l’emergenza della pandemia e quindi è molto complicato, ma i tavoli sono aperti. Siccome questo è un anno in cui si va verso le elezioni federali questo è un argomento che potrebbe incidere anche sul quel versante lì. Dopo le elezioni credo non ci siano più i tempi tecnici per attuarla, o meglio, se si riesce ad attuare nella primavera del 2021, si andrà dal 21/22 ad aumentare il numero delle retrocessioni per ridurre l’organico della Serie C, però tutto si incarta con l’emergenza della pandemia. La riforma riguarda lo stato e tutto il calcio italiano e il consiglio federale, non solo una categoria. E’ un discorso molto ampio e che richiede molti passaggi fondamentali che si vanno ad incastrare con l’emergenza e con le elezioni elettorali che rischiano di rendere tutto più complicato. Io mi auguro che dopo le elezioni si smuova qualcosa e che già tutto possa andare in porto dal 2021-2022”.

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