In questi giorni infestati solo dalla paura del coronavirus, la notizia che alcuni ex giocatori del Palermo (Sirigu, Pastore, Ilicic, Miccoli, Bovo, Balzaretti, Cassani…) vogliono dare un aiuto concreto alle famiglie più disagiate della nostra città, mi commuove: innanzi tutto, come palermitano, poi come tifoso e infine come cronista.

E da cronista credo sia mio dovere mettere nel giusto risalto un gesto come quello annunciato dagli ex giocatori del Palermo, perché è la conferma che Palermo e il Palermo, una volta “provati”, non si scordano facilmente.

“Ci avete accolti e trattati come figli – si legge in una nota d’agenzia stampa – è arrivato il momento di restituirvi l’affetto ricevuto”.

Sono uomini, questi ragazzi; uomini veri, questi ex giocatori rosanero, che hanno toccato con mano l’affetto caldo e sincero dei tifosi del Palermo, e se lo sono portato dentro il cuore come un ricordo da custodire nello scrigno dei tesori più preziosi.

Miccoli e tutti gli altri ex rosanero, con il loro toccante gesto di solidarietà, spazzano via il trito e ritrito luogo comune, secondo il quale i calciatori altro non sono che mercenari, pronti, per qualche dollaro in più, a cambiare bandiera e colori: senza un fremito, senza anche solo un palpito di gratitudine.

Balzaretti, Bovo, Sirigu e tutti gli altri hanno onorato la maglia rosanero sempre e comunque e per questo sono diventati idoli dei tifoso tutti, dagli ultras della Curva Nord ai tifosi in doppiopetto della tribuna vip, perché il calcio è fenomeno sociale che coinvolge i sentimenti prim’ancora che il senso estetico del cultore del bel calcio.

I giocatori del Palermo io li amo al punto da considerarli tutti figli miei e non di rado ho subito le reprimenda dei cosiddetti “sotuttoio” del calcio, quelli che, con la puzza sotto il naso, lo considerano l’oppio dei popoli: “Soffrire così per il Palermo… Ma chi te lo fa fare? I calciatori sono solo dei mercanti che scelgono sempre e solo chi li paga di più!”.

Anche se fosse vero – e in una qualche misura lo è – etichettarli come mercenari solo perché cambiano squadra anche in ragione di un ingaggio più alto, è di una superficialità puerile: i calciatori sono professionisti e, come tali, liberi di trasferirsi in altra squadra con un ingaggio migliore, anche perché questo darebbe un impulso decisivo alla loro carriera.

E’ un’elementare legge del mercato, e funziona per tutte le categorie di prestatori d’opera, economicamente di primo livello, come i calciatori o di ultimo, come, tanto per dire, gli scaricatori portuali.

Io stesso che, da tifoso provo sempre una fitta al cuore quando un mio giocatore – un figlio mio – lascia la mia squadra per un’altra, io stesso, come cronista, se un giorno avessi ricevuto una proposta allettante per lasciare L’Ora e scrivere la mia rubrica “La voce dei tifosi”, che so… per la Gazzetta, non ci avrei pensato su un istante e, pur col cuore a pezzi, avrei… cambiato bandiera. 

Questo per dire che gli uomini, quelli veri, quelli che comunque e dovunque prediligono le scelte fatte “anche” col cuore, non dimenticano chi ha loro fatto del bene… Come succede appunto ai giocatori del Palermo di Zamparini (eh, sì, bisogna mettere in risalto anche questo dettaglio, che dettaglio non è) che vogliono scendere in campo per aiutare le famiglie palermitane più indigenti. 

Un gesto d’amore. E il segno che le belle esperienze della vita lasciano sempre e comunque dolcissima traccia di sé.  

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