Sembrava il solito copione, quello del “golletto” d’inizio secondo tempo, che ripara al nulla cosmico prodotto da una squadra senza gioco né fantasia, che nasconde le lacune e lascia dormire sonni tranquilli. Ma stavolta il più terribile dei tragediografi si è divertito ahinoi a scrivere un altro finale, con il peggiore dei colpi di scena, ovvero (forse) il colpo di grazia ad una gestione tecnica sin qui fallimentare.

Le dichiarazioni di Pergolizzi, badate bene, hanno seppur paradossalmente le loro attenuanti: “La prestazione è quella che abbiamo sempre fatto fuori casa, giostrando la partita, rischiando poco e facendo il golletto”. Ovvero parafrasando, il mister quasi si domanda: perché tutte queste critiche? Semplicemente per una distrazione difensiva nei minuti finali?

In fondo son cose che capitano, specialmente se hai incassato soltanto una rete in trasferta. O, a dir meglio, che puoi aspettarti, se la tua squadra non crea una singola palla-gol per chiudere la partita ma preferisce rintanarsi nella sua metà-campo contro la penultima della classe, nonché peggior difesa del campionato. Ma senza perderci in chiacchiere, il Palermo di ieri pomeriggio è stato, a dirla tutta, lo stesso che abbiamo visto a Messina, Biancavilla, Nola, Castrovillari, etc. Eppure in tanti ne erano convinti allora: finché si vince, nulla da obiettare. Il calcio-champagne non esiste in D e Pergolizzi sa come vincere questo campionato.

Incrollabili, inossidabili, perfino profetici. La teoria del pragmatismo pareva reggersi in piedi, pur scricchiolando, ed alimentava lo snobismo di chi, in barba al bel gioco, sapeva guardare alla sostanza. Perfino al recupero-lampo del Savoia i veggenti in questione non hanno palesato alcun segno d’incertezza in viso: siamo ancora primi, non c’è nulla da temere. Ma erano loro i primi ad avere paura, perché si erano accorti di non aver guardato in faccia la (triste) verità dei fatti: il Palermo è terrificante. Sì, specialmente in trasferta. Ricapitoliamo: nessuna palla-gol, nessun tiro, nessun’azione degna di nota, neppure quell’attimo di sregolatezza che potrebbe sparigliare le carte.

Tornando alla partita di ieri, il Palermo è apparso timidamente convincente solo per i primi 10 minuti, quando i ragazzi di Liquidato sembravano stare provando una sorta di timore reverenziale, per poi decelerare terribilmente e ritornare al piattume delle altre trasferte. Nonostante ciò, il Palermo aveva trovato la via dello 0-1, frutto di una giocata individuale del suo migliore in campo, quel Langella rivitalizzato dalla segnatura della partita precedente. Di lì, ordine, gestione del possesso e poco altro. Ma ci chiediamo: il Palermo che ambisce, anzi ha l’obbligo della promozione, potrà mai limitarsi ad uno sterile possesso palla per far scorrere i minuti? Con tutto il rispetto, anche contro il San Tommaso?

Qualcosa non funziona, anzi più di qualcosa: e prima di tutto trattasi della mentalità, provinciale direbbero i più severi, o più precisamente frenata dalla paura di scoprirsi, mai gagliarda, non vincente.

Poi si potrebbe aprire un discorso di natura tattica lungo una muraglia cinese: parlando ad esempio del modulo, uno scialbo 4-3-3 che non valorizza la spinta, né la sovrapposizione dei terzini, che non esalta le accelerazioni delle ali d’attacco, ma che soprattutto lascia un vuoto in mezzo al campo, grande quanto lo spazio che intercorre tra Martin e Ricciardo, solo soletto nel deserto offensivo dei rosanero. Oppure le sostituzioni, ancora una volta: banali, conservative, prive di quel pizzico di audacia necessario per ammazzare definitivamente una partita che conduci a tuo favore.

La società dovrà battere più d’un colpo, che siano dettati dal coraggio e dalla consapevolezza di dover raddrizzare un campionato che sta mettendosi seriamente in bilico: dall’esonero del suo tecnico a nuovi rinforzi sulle fasce destra e sinistra, specialmente adesso che Doda starà fuori per infortunio e Vaccaro per squalifica. Non sarà semplice, ma Mirri, Sagramola e Castagnini stiano pure a meditare sulla seguente prospettiva: dovesse accadere l’imponderabile, l’anno prossimo chi rivedrebbe un Palermo-San Tommaso? Forse neppure il più grande dei tifosi. Insomma, a fare quattro calcoli ne va pure del futuro della società, della sua auto-gestione, del suo seguito e dunque della sua esistenza. Che si faccia in fretta allora, domani potrebbe essere già tardi.

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