Palermo, il paradosso di Ranocchia: i numeri che sorprendono
Nel calcio i numeri raramente mentono, ma a volte sorprendono. È il caso di Filippo Ranocchia, protagonista di una trasformazione che racconta molto del Palermo di oggi e, per contrasto, anche di quello della scorsa stagione. Nel 2024-25, con Dionisi in panchina, il centrocampista rosanero aveva chiuso con 1 gol e 8 assist; nel 2025-26, con Inzaghi, è invece arrivato a 6 gol e 1 assist. Un ribaltamento quasi totale, che non può essere liquidato come una semplice curiosità statistica. Dietro questi numeri, infatti, c’è una chiave tattica molto precisa.
Dal Palermo di Dionisi a quello di Inzaghi
Per capire il “paradosso Ranocchia” bisogna partire dal contesto. Il Palermo 2024-25 di Dionisi è stato una squadra spesso segnata da aggiustamenti, prove, correzioni e continui tentativi di trovare un equilibrio. Anche sul piano tattico, ’allenatore ha lavorato su più soluzioni, cambiando uomini e posizioni per inseguire una quadra definitiva. In questo scenario, Ranocchia è finito spesso al centro di un vero e proprio rebus: mezzala, regista, uomo di raccordo, talvolta più vicino alla rifinitura che alla costruzione pura.
Il Palermo di Inzaghi, invece, ha dato a Ranocchia una collocazione più leggibile e continua. Oggi possiamo compiutamente parlare di un calciatore diventato metronomo, faro o comunque punto di riferimento della manovra rosanero. In pratica, meno oscillazioni interpretative e più certezze: Ranocchia oggi gioca stabilmente da centrocampista centrale, con responsabilità nella regia e nella connessione tra i reparti.
Con Dionisi più uomo dell’ultimo passaggio
Il dato degli 8 assist nella stagione 2024-25 è tutt’altro che casuale. Racconta un Ranocchia molto coinvolto nella rifinitura, nella giocata che apre la difesa o accompagna l’azione offensiva. Anche quando veniva abbassato in cabina di regia, l’impressione era quella di un giocatore utilizzato soprattutto per dare qualità al pallone, verticalità e soluzioni tra le linee. Non a caso, in una fase della scorsa stagione Dionisi gli disegnava un nuovo ruolo, mantenendolo però dentro una dimensione ancora ibrida, a metà tra costruzione e presenza offensiva.
In questo quadro, Ranocchia era spesso il calciatore che serviva il gol più che quello che lo concludeva. I numeri della stagione lo confermano: soltanto 1 rete, ma ben 8 assist, il dato più alto della squadra della scorsa stagione.
Con Inzaghi meno assist, ma più gol: ecco perché
La vera sorpresa è che, pur giocando oggi in una posizione più centrale e teoricamente più lontana dalla porta, Ranocchia sia diventato molto più produttivo in zona gol. L’attuale Ranocchia non è meno offensivo, ma è offensivo in modo diverso e sfrutta in modo cinico gli spazi aperti da Pohjanpalo e dalla corsa del francese Le Douaron.
Il punto, quindi, non è che segni di più “nonostante” il nuovo ruolo. Piuttosto, segna di più anche grazie a un ruolo più chiaro e stabile. Meno confusione tattica, più continuità di letture, più fiducia nelle scelte offensive.
Il paradosso Ranocchia racconta due Palermo diversi
Alla fine, questo “paradosso” dice molto più di quanto sembri. Non parla solo di un giocatore, ma di due squadre diverse. Il Palermo di Dionisi chiedeva a Ranocchia soprattutto di cucire il gioco e rifinire. Quello di Inzaghi gli chiede di governare il centrocampo, ma gli consente anche di arrivare con più efficacia alla conclusione. Da qui nasce lo scarto tra le due stagioni: prima più assist che gol, oggi più gol che assist.
E allora il paradosso, forse, è solo apparente. Ranocchia non è diventato un giocatore diverso da un anno all’altro: è stato messo nelle condizioni di esprimere in modo diverso le stesse qualità. Nel Palermo 2025-26 è più centrale, più responsabile, più dentro il cuore del gioco. Ma proprio per questo, paradossalmente, è diventato anche più decisivo sotto porta.
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