Nocerino

Antonio Nocerino, ex centrocampista del Palermo, torna a parlare della sua esperienza in Sicilia, ma non solo. Nel corso dell’intervista rilasciata per Diretta Stadio Giovedì l’ex calciatore rosanero ha avuto modo di spaziare su diversi argomenti.

LE DICHIARAZIONI

“Il Palermo attuale va tenuto in considerazione che è un progetto ripartito dalla Serie D. In Serie C le aspettative erano naturalmente più alte, e non sono state rispettate. In seguito le cose sono migliorate e i rosa hanno raggiunto i playoff. Bisogna vedere ambizioni, strategie e idee. In rosa ci sono comunque dei calciatori molto interessanti”

“Sagramola con noi non era direttore, però c’è sempre stato un rapporto di grande rispetto. Il nostro riferimento calcistico era naturalmente il direttore sportivo, prima Rino Foschi e poi Walter Sabatini. Ovviamente anche Sagramola col suo lavoro e tutto quello che ha fatto è stato artefice di quei tre anni importanti per il Palermo. Ho avuto la possibilità di tornare a giocare per il Palermo, quando i siciliani erano in Serie D. Mi chiamò il direttore Castagnini e lo ringraziai, ma ero mentalmente stanco: devi avere la forza di dire basta e non proseguire ad un certo punto”, afferma Nocerino.

“Quando ero al Palermo non ho mai saltato una partita o un allenamento, mai. A casa vivevo una serenità incredibile, mia moglie e mio figlio stavano entrambi benissimo. Quando giocavo al Torino non stavo bene sotto l’aspetto umano, in quel momento ho dovuto dire addio ai miei genitori, ero distrutto. Poi sono andato al Parma nell’anno in cui fallì, e sono stato benissimo sotto l’aspetto umano superando tutte le difficoltà. L’allenatore che mi ha valorizzato di più è stato sicuramente Delio Rossi. È quell’allenatore un po’ ‘papà’ che ti permette d’esprimerti ad altissimi livelli. Abbiamo pianto quando è stato esonerato”.

“Quando ero al Palermo – spiega Nocerino – speravo che facesse una grande carriera Abel Hernandez, credevo potesse giocare in squadre importanti. Ho ancora contatti con Pastore, Cavani e Balzaretti. Quando me ne andai da Palermo, io in realtà volevo rimanere, non andare via. Dopo la finale di Coppa Italia potevamo divertirci e fare dei campionati molto importanti, lottando anche per la Champions League. L’unico che doveva avere la possibilità di andare via era Pastore, lo meritava per quanto fatto fino a quel momento. Io avevo deciso di rimanere, senza parlare di cifre o altro. Tutti sapevano l’amore che provavo per Palermo e per la sua gente”.

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