Il vicepresidente Di Piazza si racconta: «Da New York a Baggio, una vita speciale»
La storia e le speranze di uno che corona i sogni.
«Palermo un amore da serie A»
Tony Di Piazza, da San Giuseppe Jato ha conquistato gli Usa: «Cantavo con mia la band, 10 dollari la nostra prima paga. Ora voglio i rosa in alto»
Di Piazza, Roberto Baggio, uno dei suoi idoli calcistici

«L’Inter è l’amore da ragazzo, adesso penso rosanero L’obiettivo? Arrivare in alto con un club organizzato ai massimi livelli»
«Tre anni per sbarcare nel massimo torneo così abbiamo deciso io, Sagramola e Mirri. Ma quando saremo in Serie B bisognerà ritoccare i piani»
«La pandemia? Bisogna rispettare le indicazioni delle autorità. Vogliamo chiudere in campo un anno da protagonisti».

Questo il titolo del Corriere dello Sport, oggi in edicola

«Questa è la storia di uno di noi …». Tony Di Piazza, vicepresidente del Palermo, fanatico di Celentano («Con Mina è la colonna sonora della mia vita»), così cantava accompagnandosi alla pianola, appena giunto negli States, per sbarcare il lunario….
Inizia così l’articolo di Salvatore Geraci che intervista il vice presidente rosanero Tony Di Piazza, partito per gli States per inseguire il suo sogno che inizia con la musica ed il gruppo gli Amanti.
Vi riportiamo alcuni passaggi dell’intervista che potete trovare integralmente sul Corriere dello Sport in edicola:
“Sono nato il 22 aprile 1952. E il mio segno zodiacale è quello del Toro, cioè di persona testarda, che sa quello che vuole e lo ottiene. Aggiungerei fortunata. Se domani dovesse finire il mondo, non avrei nessun rimpianto. Ho avuto tutto…a sei anni attaccato da una capra, saltai una ringhiera e volai in un burrone perdendo conoscenza. Pensavano fossi morto, mi adagiarono sul lettino e chiamarono mio padre in Svizzera. In effetti ero solo svenuto e spaventato…stiamo insieme da 45 anni e abbiamo due figli: Frank, avvocato, cura gli interessi di famiglia e con me si è avvicinato al Palermo tanto che due mesi fa è stato al Barbera per il derby con l’FC Messina; e Antonietta, commessa in un supermercato… la mia sveglia è alle quattro del mattino… Anche mio figlio Frank vive la rinascita del Palermo. Il difetto delle nuove generazioni è che si sono “americanizzate.. Ho preso il Palermo (40% ) perché sono un appassionato di calcio e dei colori rosanero. Ma, la ragione principale è dare il segnale che l’emigrante non è più quello che partiva con la valigia di cartone. Un manifesto di riscatto sociale… Il mio sogno, col Palermo, è arrivare in serie A. Alle nostre spalle spingono migliaia di tifosi. Certo mi sembrerebbe presuntuoso affermare che saremo la Juventus della Sicilia. Da imprenditore, vedo un Palermo come l’Atalanta, che ammiro. Il calcio può diventare un affare? Se uno parte da questa idea, meglio investire quattrini da uno psichiatra perché solitamente col pallone si perde e non ci si guadagna. E cambiare mestiere. Anche se resta la popolarità e la riconoscenza, posto che arrivino i risultati. Abbiamo il vantaggio di essere ripartiti da zero, dunque con bilanci e idee intatti… una volta in C, bisogna ridiscutere per non avere brutte sorprese: un conto la promozione dalla D alla C, un altro dalla C alla B. Una volta in B, si penserà ancora più in grande. Fermo restando che parlare di A mentre attendiamo l’esito di questa stagione, mi sembra prematuro”.
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