Iniziativa della Procura e dei creditori per fermare l’uscita di denaro.
Gli ex proprietari effettuano spese non ammesse.
Il tribunale prepara la revoca del concordato.
Ipotesi bancarotta. I Tuttolomondo devono rispondere ai rilievi entro sette giorni, altri sette li avranno i pm.

Due settimane, forse qualcosa di più, poi sarà fallimento: nemmeno un miracolo potrà salvare il «vecchio» Palermo.
Inizia così l’articolo di Riccardo Arena sul Giornale di Sicilia oggi in edicola, che ci informa che ieri il vecchio Palermo ha ricevuto la notizia della revoca dell’ammissione al concordato preventivo, chiesto da Arkus ma che molto probabilmente non verrà accettato.

Ieri il presidente del tribunale Giammona Gabriella ha comunicato ad Arkus che hanno una settimana di tempo per presentare memorie e controdeduzioni rispetto a ciò che viene contestato dai creditori e dalla procura.
Un’altra settimana l’avranno anche gli stessi pm per presentare le loro deduzioni e solo allora il tribunale deciderà se revocare o meno il concordato, che nel caso di revoca aprirebbe le porte al fallimento, scrive Arena.

Un fallimento che avrebbe conseguenze gravissime per i Tuttolomondo che significherebbe di conseguenza bancarotta fraudolenta in sede penale; ma non solo per loro ma anche per tutti coloro che nel tempo hanno avuto a che fare con i conti del club, che sono finiti da tempo sotto la lente di ingrandimento della procura e della guardia di finanza. La revoca del concordato nascerebbe dal fatto che gli amministratori avrebbero speso circa 370 mila euro che c’erano nelle casse per pagare esperti e consulenti che si stanno occupando proprio del concordato. Il fatto in sè scrive Arena, non è illecito ma questi soldi dovrebbero uscire dalle casse di Arkus e non del Palermo perché in questo modo diventerebbe quasi un escamotage per prelevare altro denaro ad un’azienda già abbastanza impoverita.

Anche perché, scrive il giornale, aspettando proprio il concordato non è possibile fare nessuna operazione di contabilità. La sanzione prevista in questo caso sarebbe proprio l’esclusione di questa procedura chiesta dai Tuttolomondo probabilmente per evitare il fallimento stesso.
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