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Inzaghi: “Abbiamo un debito con i tifosi. Questo deve essere l’anno giusto”

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Inzaghi: “Abbiamo un debito con i tifosi. Questo deve essere l’anno giusto”

Il tecnico del Palermo Filippo Inzaghi ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport, poi rilasciata nell’edizione odierna della testata. Ecco le sue parole, tra il suo passato milanista ed il suo futuro a tinte rosanero.

Le parole di Inzaghi

Su Franco Baresi: “Parto da un pensiero per Baresi che è stato l’idolo di mio padre e di tutta la mia famiglia. Nel 1983 andavo a San Siro a vederlo giocare nel Mundialito. Avrei voluto essere al suo funerale, ma purtroppo ero in viaggio per l’Australia. Così sono andato a “salutarlo” al murales a lui dedicato qui in città. È stato complicato… Ho ancora la sua maglia di Parma-Milan del 24 marzo 1996: ero giovane, ma lui volle la mia e diventò ancora di più un mito. Per me è stato il più grande difensore della storia.”

Sull’accoglienza ricevuta a Perth: “Emozionarsi così alla mia età è una delle cose più belle che mi ha dato il calcio. Quando ho visto tutta quella gente, inizialmente pensavo fosse lì per il Milan. E invece… Qualcuno aveva la maglia della finale di Champions ad Atene, una maglia che è rimasta nel cuore di tutti noi. Sicuramente nel mio. Segnare due gol in una finale è qualcosa di speciale.”

Sulla passata stagione del Milan: “Da milanista speravo che lo scorso anno la squadra riuscisse ad arrivare in Champions. A un certo punto ho anche pensato che potesse lottare per lo scudetto. Poi il calcio è così. Mi auguro che ora con Amorim riparta”.

Dall’Italia a Simone Inzaghi

Su l’assenza dell’Italia ai Mondiali: “L’eliminazione ai playoff è stato un grande dispiacere. Adesso si riparte con un nuovo corso e io mi fido perché conosco Malagò, Mancini e Ranieri, in quel ruolo una vera garanzia. Scherzando, dico sempre che mi piacerebbe far vedere ai miei figli un Mondiale con l’Italia. Sono ancora piccoli, ma bisogna accelerare perché loro crescono…”

Su suo fratello Simone all’Al Hilal: “Lo sento felice e sereno. Secondo me aveva bisogno di staccarsi un po’ dalla Serie A che è un ambiente complicato, dove bisogna incassare anche qualche critica. Penso abbia fatto una scelta personale giusta e sono convinto che presto tornerà in Italia o in Europa perché se lo merita. Quest’anno con i risultati delle nostre squadre nelle coppe abbiamo capito ancora di più il valore del percorso che aveva fatto in Champions con l’Inter: quando ha perso due finali forse non ci si rendeva conto fino in fondo quello che voleva dire arrivare a giocarsi il trofeo.”

Il progetto Palermo

Sulle ambizioni con il Palermo: “Io sono uno che vuole sempre vincere. I 72 punti conquistati lo scorso anno, abbinati con la cresciuta avuta dal gruppo, rappresentano una solida base di partenza per il 2026-27. Avremmo già voluto regalare qualcosa di diverso alla nostra gente che ha dimostrato una passione e un’intelligenza fuori dal comune con il lungo applauso dopo la semifinale di ritorno dei playoff persa contro il Catanzaro. Quel gesto mi ha riempito il cuore perché in Italia non era praticamente mai successo. Con i tifosi abbiamo un grande debito”.

Sul ruolo di favoriti: “Non ci pesa. È un gioco al quale ci prestiamo volentieri e non possiamo nasconderci. Sappiamo di avere alle spalle una società e un pubblico di un’altra categoria, ma nessuno ci regalerà niente. Questo deve essere l’anno giusto e stiamo lavorando con un obiettivo in testa, senza però dimenticare che il campionato sarà come sempre pieno di insidie e difficoltà: non basterà chiamarsi Palermo, o avere una rosa forte, per tornare in Serie A”.

Sul City Group: “Avere una proprietà così importante e allenare in una piazza come Palermo per me è un onore e una responsabilità. Sta a noi adesso dimostrare di essere all’altezza e riportare questo club dove merita. Me lo auguro. Un anno fa speravo di centrare subito la promozione, come mi era successo a Benevento e a Pisa. È andata male… Ripartiamo da un bel gruppo e da un mercato importante (Strefezza l’ultimo colpo, ndr). Mi reputo un allenatore fortunato e ora sta a me ripagare il club e la gente di Palermo.”

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