Un vecchio proverbio dice che “chi ben comincia è a metà dell’opera”. Presto per dirlo, ovvio. Però il Palermo è pronto a lottare per quell’obiettivo (non più solo un sogno) chiamato Serie A. Lo ha dimostrato al Barbera, contro il Lecce, nella sfida valevole per i trentaduesimi di finale di Coppa Italia. Una vittoria per 2-0 che, tabellone alla mano, proietta i rosanero ai sedicesimi della competizione contro il Mantova (ieri eroico contro la Lazio di Gattuso). Un’analisi ad ampio raggio racconta però molto di più: una squadra viva, fresca, famelica e fisicamente impeccabile. Coi motori caldissimi ai nastri di partenza della Serie B (prima giornata il 23 agosto contro la Juve Stabia). Un campionato che, con questa marcia, va vinto.
Le mosse
Approccio. L’incubo di qualsiasi allenatore. Il Palermo non lo ha sbagliato. Pressing alto: la mossa di Inzaghi per non far respirare il Lecce di Di Francesco. Ha funzionato. Il Palermo è partito meglio degli avversari, ha tenuto il campo alla grande e ha rischiato nel primo tempo solo tra il 30esimo e il 35esimo. Il 4-2-3-1, nuovo mantello cucito da Inzaghi per assaltare la Serie A, è sembrato funzionare nelle prove generali in Coppa. Coi pugliesi, precisamente, è stato l’abito da sera perfetto per l’occasione. La preparazione estiva ha detto però che non sarà soltanto l’outfit di un “sesso occasionale”, per gli amanti di Tananai. Al contrario, un matrimonio manzoniano che s’ha da fare. A specchio e con lo stesso modulo, ha schierato il suo Lecce Eusebio, l’uomo della quarta salvezza consecutiva dei giallorossi in massima serie. L’allarme era però sulla voce “fame” o, se vogliamo, tenuta fisica. L’esperienza e lo spessore della “Serie A” cucita addosso ha pesato solo per alcuni tratti del match.
I gol del Palermo
Due occasioni, antipasto di lusso prima del vantaggio: prima Pohjanpalo al 9′ è troppo macchinoso e non trova il tempo per battere a rete a un metro dalla porta (si sa, i giganti entrano in forma qualche giorno più tardi), poi Johnsen (14′) col destro trova l’opposizione di un reattivo Falcone. Combinazioni perfette in transizione, come se i 4 davanti (Johnsen, Vavassori, Palumbo e Pohjanpalo) si conoscessero da una vita. Al 15esimo, i padroni di casa stappano la partita con Vavassori, che tanto aveva impressionato già nell’amichevole australiana contro la Juventus. Sul cross di Peda, Pohjanpalo è lento, mentre alle sue spalle un 20enne con la voglia di spaccare il mondo trova la zampata che trafigge Falcone. Vavassori fa 1-0 (15′).
Il colpo di testa di Pohjanpalo e il tiro di Pierozzi pochi minuti dopo (19′ e 22′) legittimano il vantaggio. Tra il 30 e il 35esimo, il Lecce prende campo e fa tremare gli oltre 33.009 del Barbera: i pericoli passano entrambi dai piedi di Geubbels. Un tiro al volo su cui si è immolato Pierozzi ( e che era destinato in porta) e un tocco mancato da pochi passi e a porta vuota su assist di Coulibaly. Nella parte centrale del tempo, le squadre si sono sfilacciate, ne ha beneficiato lo spettacolo e soprattutto il Palermo, che proprio in contropiede al minuto 42 ha trovato il gol con Pohjanpalo. Esattamente 88 giorno dopo quella rete contro il Catanzaro che aveva illuso un popolo intero. Eppure, dal vichingo era terminato il viaggio e da lui ricomincia. Certezza.
Un altro Lecce, stesso Palermo: fiammate e spettacolo
Nella seconda frazione il Palermo non perde dinamismo, ma campo. Tanto, campo. Il Lecce, con orgoglio e tecnica reagisce e mette a dura prova la tenacia dei rosanero (e anche la buona sorte). Ancora con Geubbels, l’uomo più pericoloso. La punta dei pugliesi è protagonista prima con un colpo di testa finito di poco alto (5′) e poi con un tiro debole murato da Peda sulla linea, miracoloso in questa occasione. Nella stessa azione, protagonista anche Fortin (entrato al 4′ al posto dell’infortunato Joronen), che respinge il tiro a rimorchio di Stulic. Un urlo verso la curva sud ha spiegato l’adrenalina del momento. L’ex Padova, all’esordio assoluto in rosanero, non ha sfigurato. La sofferenza, naturale per certi versi contro una squadra di Serie A, non ha però snaturato la squadra di Inzaghi, stasera versione “demone” forse tanto quanto il fratello ex Inter (Simone).
I siciliani sono rimasti infatti sempre pericolosi: Segre prima e Strefezza poi, quest’ultimo a tu per tu con Falcone, hanno sfiorato il terzo gol. L’ex Lecce ha perso passo e tempo per mettere il lucchetto al match. Così va avanti ( e termina) la gara: sull’onda delle fiammate; cosi Fortin regala spazio in bacheca ai fotografi con una bella parata su Gorter e Geubbels ha il tempo per sciupare almeno la quarta grossa occasione della sua partita calciando fuori da 13 metri. Più sciupone che sfortunato, il 25enne francese si è presentato ai pugliesi nella sua natura più grezza.
Profondità
Hernani (46′), Strefezza (62′), Estevez (77′) e Le Douaron (46′). Sono i giocatori che hanno preso il posto di Palumbo, Johnsen, Ranocchia e Pohjanpalo nel secondo tempo. In una sola parola: profondità. L’arma in più che sembra avere Inzaghi rispetto allo scorso anno. E in generale il Palermo rispetto ai 4 anni precedenti di Serie B. Del resto Osti, direttore sportivo dei rosanero, è stato chiaro ai microfoni di Mediaset nel pre partita: “Sentiamo di aver attrezzato la rosa, che sia l’anno giusto”. Giusta è stata, per ora, la serata. Anzi, perfetta. Con ciliegina sulla torta il tacco di Inzaghi e il sorriso di Mirri in tribuna. Accessori di un quadro che al 17 agosto non poteva essere dipinto meglio. Chi ben comincia, è a metà dell’opera.






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