Palermo, il business del “caro estinto”: chiesti 15 arresti per corruzione al Policlinico
Un vero e proprio sistema costruito sul dolore delle famiglie. È quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Palermo che ha portato alla richiesta di arresto per 15 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione e concussione. Al centro delle indagini c’è il Policlinico, dove il rilascio delle salme sarebbe diventato un affare lucrativo gestito da operatori della camera mortuaria in accordo con imprese funebri.
Palermo, il business del “caro estinto”: chiesti 15 arresti per corruzione al Policlinico
Secondo gli inquirenti, alcuni dipendenti dell’obitorio avevano messo in piedi un’organizzazione strutturata, con regole precise e una spartizione dei proventi, trasformando pratiche amministrative e servizi dovuti in prestazioni “a pagamento”. Era stato persino predisposto un tariffario: in cambio di somme di denaro, venivano accelerate le procedure di rilascio delle salme, anticipate le vestizioni, curate le pratiche burocratiche e agevolati i rapporti con le imprese funebri compiacenti.
Chi si rifiutava di entrare nel sistema, secondo l’accusa, veniva minacciato o ostacolato nella propria attività. Un meccanismo che avrebbe funzionato per almeno un anno, periodo nel quale sono stati documentati 49 episodi di corruzione.
L’inchiesta parte da Milano
L’inchiesta ha preso avvio a Milano, grazie all’intercettazione di un titolare di un’agenzia funebre palermitana incaricato di trasferire una salma nel capoluogo lombardo. Al telefono, ignaro di essere ascoltato, l’imprenditore aveva ammesso di aver pagato 100 euro a un operatore della camera mortuaria: “Perché qui funziona così”. Da quella frase è partita l’indagine che ha portato alla scoperta dell’intero sistema.
Tra gli indagati figura anche Francesco Trinca, imprenditore noto nel settore. Nell’inchiesta rientra anche la gestione della salma di Francesco Bacchi, il giovane ucciso fuori da una discoteca di Balestrate nel gennaio 2024. Ora la palla passa al Gip, che dovrà fissare gli interrogatori preventivi prima di decidere sull’eventuale applicazione delle misure cautelari.
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