Forse non si è dato il giusto merito a chi a Palermo ha portato un condottiero vero. O meglio, non si è dato il giusto seguito alle critiche che pure ci stavano, per un mercato che non sembrava decollare e che poi, effettivamente, mai è decollato. Dopo di ciò, per onorare al meglio il detto “Meglio fare una cosa bene che cento male“, sarebbe stato più corretto tornare indietro e cancellare le tante critiche. E sì, perché la società alla fine, nella sessione invernale del mercato, una cosa ha fatto, e bene. Molto bene.

Il colpaccio della società

Prendere De Rose dalla Reggina è stata la mossa silenziosa di una dirigenza che sembrava in vacanza e che poi invece ha messo dentro il colpo da 90, tra lo scetticismo generale. E i risultati, stanno venendo fuori adesso, nel periodo più importante dell’anno. Male forse nella prima uscita, con l’attenuante di essere arrivato il giorno prima a Palermo ed essere sceso in campo il giorno dopo (attenuante non da poco). Poi il centrocampista è entrato subito in sintonia con l’ambiente e ha cominciato ad essere una pedina imprescindibile degli schemi di Boscaglia prima e di Filippi poi.

Giocatore totale

Quanto è forte De Rose? Tantissimo per questa categoria. Riesce a fare le due fasi incredibilmente bene e in fase di interdizione è forse il più forte in assoluto in Lega Pro. Recupera tantissimi palloni, ma sa ribaltare anche l’azione da difensiva in offensiva. Sa impostare e sa anche calciare in porta. Temperamento da vendere nelle partite che contano davvero e un atteggiamento tipico di chi possiede gli attributi. Quel giocatore che sposta gli equilibri e che forse ogni allenatore porterebbe con se dentro una battaglia.

il condottiero

Quella di ieri lo è stata e “Ciccio Polpaccio”, come lo chiamavano in Calabria, non si è mai risparmiato. De Rose non ha mai abbassato la testa quando c’era da difendere un compagno o quando lui per primo, era coinvolto nel caos. Ieri all’inizio della partita Maniero, centravanti dell’Avellino, ha fatto finta di buttare il pallone sul volto di Marconi, a gioco fermo. L’ex Reggina, accortosi del gesto antisportivo, è andato subito a regolare la situazione. E questo non è scontato: non è Playstation e anche un atto del genere incute timore all’avversario. Come a dire: “Io oggi faccio la guerra”.

La sua sarebbe una grossa perdita

Che al Palermo, in questi playoff, non possa mai capitare di perdere il 33enne per squalifica o infortunio. Sarebbe sicuramente l’assenza più grave e forse decisiva. Ieri pomeriggio, a conferma di quanto dicevamo sul suo apporto tattico, dopo aver recuperato un pallone nella propria metà campo, era già riversato in avanti e ha pure sfiorato il gol del vantaggio con un tiro dai 18 metri. Un tuttocampista, un giocatore totale. Grezzo, certo, in termini di qualità (altrimenti giocherebbe in Serie A). Ma è l’unico difetto che in questa categoria poco conta.

L’elogio che andava fatto

Era giusto chiudere un cerchio rimasto nell’ombra della critica. Era giusto chiuderlo scrivendo che la società a gennaio ha preso un giocatore fantastico, e il merito è loro. Perché questo è il nostro lavoro: criticare quando è dovere farlo, elogiare allo stesso modo. E purtroppo, forse per dimenticanza, era mancato l’encomio.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui