palermo Saraniti

Aria tesa al “Romeo Menti” di Castellammare, aria di chi sapeva che al termine dei 90 minuti o si andava avanti o si tornava a casa. La sensazione di non poter sbagliare nulla e di sfruttare qualsiasi errore dell’avversario, il fiuto, che da questa partita si potesse arrivare ad un bivio importante e superare uno scoglio complicato prima della fase nazionale, l’ultimo, prima di sognare davvero l’impensabile. A fare da cornice a questa baraonda di sentimenti, a volte incontrollabili, un sole caldo e battente sul terreno di gioco e un gruppo di tifosi gialloblù a dare manforte dall’esterno dello stadio.

Il film del primo tempo: il bel volto del Palermo

E’ stata una prima frazione a due volti: quello bello del Palermo durato 20 minuti, fino al gol di Valente che ha sbloccato il match e quello degli altri 20, che ha visto le “vespe” arrembanti e gli ospiti rintanati a difendere. Un gioco spumeggiante, quello espresso dai ragazzi di Filippi nelle fasi iniziali, tradotto poi nel gol dell’ex Vicenza su assist meraviglioso di Kanoutè. Un’azione tutta in verticale partita dai piedi di De Rose e finita poi sulla testa di Valente, freddissimo come sempre in questo finale “scellerato” di stagione. Prima del vantaggio i siciliani sono stati super propositivi e Santana al 7′ si è reso pericoloso con un tiro al volo ravvicinato su assist di testa di Luperini.

Il volto sofferente, tutti dietro a difendere (con ordine)

Come detto, dopo il gol i rosanero hanno perso brillantezza. L’occasione che è capitata infatti sui piedi di Kanoutè prima e Luperini poi, che poteva portare al gol del raddoppio, è stata una goccia in mezzo ad un bel lago di sofferenza. Da quel momento, infatti, c’è stata solo la Juve Stabia in campo, come era anche fisiologico che fosse, visto il punteggio e la necessità di agguantare il pareggio. Al netto di un dominio territoriale, i padroni di casa allenati da mister Padalino non hanno però creato tantissimo. Pelagotti infatti è stato praticamente inoperoso e l’unica vera occasione da gol è stata il colpo di testa di Troest finito alto di poco da 3 metri. Poi tanti cross in mezzo e potenziali occasioni spesso sventate da interventi decisivi (come De Rose che ha stoppato sul più bello il destro di Marotta al 33′).

il secondo tempo

La seconda frazione è cominciata con la Juve Stabia in attacco alla ricerca inevitabile del pareggio, che avrebbe significato passaggio al turno successivo. Il Palermo difende con i denti e rischia al 55′ concendendo un cross sanguinoso sul quale Marotta non è arrivato per questioni di centimetri. In questo caso, freddi e fortunati sia Lancini che Marong, che hanno lasciato sfilare il pallone quasi benedicendolo. Non succede molto, anche per merito dell’ordine tattico imposto da Filippi ai suoi e forse alla poca fame della Juve Stabia che non ha mosso il pallone con troppa velocità. I rosanero così si sono chiusi a dovere e poi hanno orchestrato la ripartenza vincente: Valente crossa al bacio per Saraniti (entrato al posto di Santana) e mette alle spalle di Farroni. 0-2 al 66′ e obiettivo a vista d’occhio. Come all’andata, l’ex Vicenza purga ancora a Castellammare, con un gol tra l’altro molto simile.

Saraniti uccide le vespe, la resa…

Simile, ma non pesante come questo. La stoccata di testa del centravanti rosa condanna infatti le vespe alla resa. Ma la rete di Saraniti è solo la ciliegina (decisiva) di un’altra grande prestazione dei ragazzi di Filippi. Un partita straordinaria, di sacrificio e di qualità. Il Palermo ha capito quando affondare e quando difendersi, sempre con grande ordine a confermare che questa squadra segue a pieno quello che dice il suo mister. Marotta, centravanti boa dei gialloblù, che veniva a prendersi il pallone dalla trequarti, è stato solo il dettaglio che ha confermato la resa definitiva dei campani.

Vittoria “nazionale” per dei playoff nazionali

Una vittoria “nazionale”, che regala i playoff nazionali. Una vittoria di squadra, che ha regalato non solo gli ottavi di finale, ma insieme anche alzato le quote di permanenza di mister Filippi. Un allenatore, quest’ultimo, che ha cambiato la rotta e che meriterebbe sicuramente la riconferma. Quella del Palermo è stata una gestione della partita pregevole, nei tempi e nei modi, scandita quasi come un orologio. Sempre la cosa giusta e pochi rischi corsi, per una squadra che adesso si candida seriamente ad essere l’outsider di questo mini torneo. Sognare si può, adesso seriamente. Arrivare in fondo anche, perchè tutti adesso rendono al meglio delle proprie possibilità. Non importa che non ci sia Lucca, adesso c’è il gruppo.

 

 

 

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