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Mirri-Di Piazza, lo statuto della discordia

Palermo

Palermo, la situazione di stallo che si è venuta a creare era prevedibile già al momento della costituzione di Hera Hora
L’imprenditore italo-americano ha accettato di votare le delibere assembleari e del Cda a maggioranza e ora si ritrova con le mani legate. Si complica anche la cessione delle quote.
Tutto secondo le regole. Le ultime proposte dell’ex vice presidente sono state bocciate, ma non ci sono anomalie.

Questo il titolo del Giornale di Sicilia, oggi in edicola.

In una società di capitali, il socio di maggioranza comanda. Non serve un manuale di diritto commerciale per arrivarci…
Inizia così l’articolo di Benedetto Giardina che sottolinea come l’attuale situazione conflittuale fosse ampiamente prevedibile fin dalla costituzione della società Hera Hora, la controllante del Palermo calcio.
Le regole erano chiare fin da subito come si evince dallo statuto della società che recita: “Le deliberazioni dell’assemblea ordinaria e straordinaria sono valide se prese con le presenze e le maggioranze stabilite dalla legge… Per la validità delle deliberazioni del consiglio si richiede la presenza ed il voto favorevole della maggioranza dei suoi membri in carica“.
Dunque, considerando che i soci sono tre, Damir 50%, Di Piazza 40% e Mirri Dario 10%, basta che padre e figlio votino insieme per rendere legittima qualunque decisione. E Di Piazza lo sapeva fin dall’estate scorsa.
Una condizione che, in realtà, non facilita nemmeno la cessione delle azioni da parte di Di Piazza…difficile trovare un acquirente disposto a rilevare una quota piuttosto ampia del pacchetto azionario, ma comunque di minoranza e con poteri limitati, scrive Giardina in conclusione di articolo.

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