Pergolizzi è arrogante, presuntuoso e non riesce ad imprimere alla squadra un’idea di gioco che la renda incisiva sul campo e bella da vedere. Questo è un brevissimo riassunto di quanto viene detto da qualche settimana a questa parte in merito all’allenatore palermitano.

Che Rosario Pergolizzi sia un allenatore senza troppi peli sulla lingua, e con una gestione delle interviste alquanto particolare, è sotto gli occhi di tutti: talvolta questo suo atteggiamento lo porta ad essere criticato dall’ambiente per alcune sue esternazioni parecchio al limite, soprattutto in merito agli “under” che tende a bacchettare parecchio.

L’ultimo episodio in tal senso è quello inerente a Mattia Felici nel post-partita di Palermo-Marsala: è ben noto a tutto l’ambiente quanto accaduto a partita in corso e le dichiarazioni post-gara del tecnico. Ciò che però non è stato chiaro fin dall’inizio, erano le intenzioni che il tecnico aveva nel dichiarare che i fischi fossero per il ragazzo proveniente dal Lecce e non per lui: a suo dire, secondo quanto detto nella conferenza pre-gara di San Tommaso-Palermo, il tecnico era ben consapevole che i fischi fossero rivolti a lui, ed intendeva smorzare i toni con una “battuta”.

Come già detto, la gestione delle interviste da parte di Rosario Pergolizzi è alquanto particolare. Talvolta le sue dichiarazioni sono così particolari che finiscono per coprire ogni altro tipo di dibattito in merito ad un determinato giocatore sottotono e all’errore di un singolo. Che lo faccia consapevolmente o meno, a Rosario Pergolizzi va riconosciuto di essere un efficace parafulmine per la tempesta delle critiche che inevitabilmente nel calcio avvengono alla fine di ogni match.

È più facile, infatti, criticare il rappresentante di un gruppo – l’allenatore – e non la squadra stessa, perché mettere in discussione questa vorrebbe dire mettere in discussione l’intera annata, cosa che il Palermo non può concretamente permettersi per ammissione dello stesso Presidente Dario Mirri.

Ma se volessimo mettere in discussione la squadra invece dell’allenatore, vedremmo che molti dei singoli su cui il Palermo aveva concretamente puntato come titolari fissi o come rincalzi efficaci, hanno finora deluso del tutto o quasi.

Gli esempi più clamorosi sono quelli di Gianni Ricciardo, Francesco Vaccaro e Luca Ficarrotta. Il centravanti non segna su azione da quasi due mesi e mezzo, e in questo stesso arco di tempo ha sbagliato due calci di rigore, non riuscendo nemmeno a giocare efficacemente con la squadra, finendo spesso per essere un corpo estraneo alla causa rosanero.

Il terzino sinistro, che ha come attenuante la giovane età, ha iniziato la sua avventura rosanero con prestazioni tutto sommato convincenti, rendendosi concreto in fase difensiva ed essenziale in quella offensiva: dopo le prime partite, però, il ragazzo ha subito un’involuzione che l’hanno portato ad affrontare gare con sempre maggiori errori tecnici, fino all’errore dettato dal nervosismo contro il San Tommaso, che gli è costato caro.

Ficarrotta, arrivato da Marsala con grandissime aspettative dopo anni convincenti in Serie D, ha dimostrato di non saper incidere positivamente sul gioco rosanero e nella manovra offensiva, se non a sprazzi e senza alcuna concretezza. Le sue prestazioni hanno fatto sentire ancor di più l’assenza di Santana, e l’hanno esposto particolarmente alle critiche dei tifosi nei suoi riguardi.

Senza dimenticare i più giovani Bechini, Ferrante, Ambro, Lucera: tutti ragazzi che hanno visto poco o nulla – come Bechini e Ferrante – il campo, e che quando sono stati chiamati in causa non hanno saputo dare il loro contributo se non a sprazzi e occasionalmente.

Difficoltà così radicate a livello di organico, con tanti giocatori che ad oggi non hanno convinto pienamente, possono trovare la loro spiegazione in due differenti cause: la prima ricadrebbe sullo stesso allenatore, dando ragione a chi in queste settimane lo critica; l’allenatore, non essendo in grado di gestire al meglio la rosa, non riesce a far esprimere al massimo delle proprie potenzialità ogni giocatore presente in organico, finendo per far rendere l’intera squadra al di sotto delle proprie possibilità.

La seconda causa, invece, vedrebbe ricadere ogni colpa sul Direttore Sportivo e la squadra di mercato: ogni giocatore presente in questa squadra è stato scelto in maniera condivisa da allenatore e direttore sportivo, e se quest’ultimo non è riuscito ad allestire una rosa in grado di convincere e di essere altamente competitiva, allora le considerazioni e le critiche da fare non andrebbero rivolte totalmente al tecnico Rosario Pergolizzi.

Non si è comunque ancora in tempi di giudizi: il cavallo buono si vede a lunga corsa, saggiamente afferma il proverbio. Questa squadra ha ancora il tempo per smentire ogni critica e dimostrare il proprio valore, l’allenatore ha ancora il tempo di dimostrare di essere all’altezza della causa rosanero, e il Direttore Sportivo potrà essere effettivamente giudicato soltanto a fine stagione, quando si potrà verificare la bontà o meno dei propri acquisti estivi e invernali.

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