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Cesena, Klinsmann: “Ho temuto di non poter più camminare”

Cesena Klinsmann

 

Cesena, Klinsmann: “Ho temuto di non poter più camminare”

Il portiere statunitense, Jonathan Klinsmann, ha rilasciato un’intervista al New York Times, in cui parla del brutto infortunio al collo, accaduto durante Palermo-Cesena, e della possibilità, scongiurata poi, di non poter più camminare. Di seguito le sue parole riportate.

Cesena, Klinsmann: “Ho temuto di non poter più camminare”

Sull’infortunio: “Quando Ranocchia mi ha colpito la prima cosa che mi sono detto è che questo faceva male, poi mi sono girato sulla schiena e ho sentito il collo bloccato, la testa sanguinava, ma non ho mai perso conoscenza né ho sentito capogiri, per questo mi sono alzato e il gioco è ripreso. Però sentivo il collo ancora più rigido, non riuscivo più a guardare in basso e così ho detto ai miei difensori di far girare palla per lasciar passare gli ultimi secondi della partita. All’inizio non ho compreso la gravità della situazione, ho solo pensato che la stagione era finita e che non avrei potuto giocare il ‘mio Mondiale‘. Poi però mi hanno spiegato che rischiavo di non giocare più e addirittura di non poter camminare e lì è stato duro. Diciamo che è andata male, ma poteva andare peggio”.

Sul dispiacere di non aver chiuso la stagione col Cesena e la voglia di presentarsi bene al neotecnico Alessandro Diamanti: “Mi dispiaceva non poter chiudere il campionato col Cesena, il primo club in cui ho sentito di avere la fiducia di tutti e di non poter lottare per essere convocato per i Mondiali. Fra un paio di settimane volerò in Germania per un consulto poi sarò a Cesena. È positivo che mi vedano perché molte persone erano davvero preoccupate per me, quindi essere lì, sorridere e far sapere a tutti che sto bene è una bella cosa. Inoltre, abbiamo un nuovo allenatore, l’ex nazionale italiano Alessandro Diamanti, e voglio presentarmi a lui. Per me tornare a Cesena è importante”.

Sul recupero in Germania

Il portiere americano è volato in terra tedesca per sottoporsi alla prima parte di riabilitazione: “Con la mia famiglia abbiamo deciso che quella era la soluzione migliore, tutti avevano grande fiducia nelle capacità del dottor Hemmer, poi era in Germania, quindi mio padre non aveva problemi a comunicare. Quando mi sono svegliato ho chiesto subito al medico come fosse andata e mi hanno assicurato che era stato rimesso tutto al posto giusto. Infatti pochi giorni dopo l’intervento ho ricominciato a camminare”.

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