Empoli-Palermo 2-4: come un uragano, rosanero a quattro metri sopra il cielo
Pubblicato il da Manuele Nasca - aggiornato il - Apertura, Editoriali, Focus on
Non tre, ma “4 metri sopra il cielo”. Lucini avrebbe cambiato il titolo del suo film, se avesse visto la partita di oggi. Bella come una pellicola da cinema. La metafora è la gioia di un popolo intero. Il Palermo 20 giorni dopo la sosta più lunga è uno spettacolo, vince contro l’Empoli per 4-2 e si conferma leader del campionato di Serie B a quota 16 punti. Quattro, come i punti che ora lo separano dal Sudtirol secondo.
Ma le conferme sono in verità tante: come l’attacco più forte del campionato che ancora una volta si diverte e fa divertire: 14 gol in 6 gare. I rosanero sono una valanga affamata e vogliosa di tornare a competere con le grandi. Anche dove nelle partite, sinistri spiriti si mettono di mezzo, come sembrava essere accaduto oggi. Una squadra di Zemaniana memoria, e un match che sembrava invece girato da Tarantino, con colpi di scena raramente visti in un prato verde.
Le scelte
Il primo Empoli di Andreoletti è senza stravolgimenti. Solito 3-5-2, lo stesso modulo del predecessore Pagliuca. Il Palermo, con il solito 4-2-3-1 e scelte quasi obbligate: Fortin ancora al posto di Perin (che ha recuperato ma non è al top) e Palumbo per Hernani, anche lui fuori condizione. Cassandro a sinistra e non Pierozzi. Stesso modulo e soliti compiti per casa: Inzaghi la vuole vincere con i movimenti di Palumbo sulla trequarti e le corsie esterne con la sesta marcia di Johnsen e Vavassori.
Empoli-Palermo, l’inizio del Thriller
Venti giorni dopo ti puoi aspettare di tutto. Come il primo giorno di scuola. E forse è anche questo il bello dello sport, e della vita. Così il primo tempo è raccontato in pochi ma significativi numeri: 13 occasioni, 25 tiri verso la porta, ma solo 6 nello specchio. Imprecisione è la parola chiave. La squadra di Inzaghi ha sprecato di tutto, più per colpa sua che per la sorte avversa. Anche quella, presente, come raccontano i due pali colpiti da Vavassori, sempre quello alla destra di Seghetti. E pensare che era stato l’Empoli nei primi minuti ad essere più pericoloso con la traversa colpita da Popov al minuto 7.
Dal minuto 15, il Palermo scala il cambio: sesta marcia, gioco totale e due tocchi. I rosanero attaccano a destra, a sinistra, centralmente. Belli da vedere ma la concretezza non esiste. 22 tiri in 46 minuti, praticamente un tiro ogni due giri d’orologio. Almeno 4 occasioni clamorose sui piedi di Johnsen, inspiegabilmente sciupone, lui che ha scritto la miglior partenza in stagione della sua carriera: 3 gol e 4 assist. I due pali, come detto, colpiti da Vavassori. In questa speciale e stregata classifica si aggiunge anche Pohjanpalo, che dopo un’azione straordinaria calcia fuori con lo specchio della porta davanti, un rigore in movimento calciato fuori. La cosa più strana del primo tempo è il risultato: 0-0. Si sbizzariscano risultatisti e giochisti del pallone.
Gol, spettacolo, cinema: Al Castellani c’è un film
Nel secondo tempo ci sono una novità e una conferma: il Palermo continua ad attaccare meravigliosamente (e a sprecare, almeno nei primissimi minuti), l’Empoli entra nel match. Difficile chiedere ai toscani di non farlo, dopo gli oltre 20 tiri e le 13 clamorose occasioni create dagli ospiti. I segnali divini si colgono eccome. Al 47′ Johnsen sguscia sulla fascia sinistra, crossa in mezzo per Vavassori che calcia fuori di pochissimo. Una specie di macumba confermata nell’azione successiva: Saporiti calcia e Ceccaroni “para” il tiro, solo che il portiere è Fortin. Calcio di rigore solare e trasformato dallo stesso numero 10. L’1-0 è nella top 10 fatti più strani della settiamana, non c’è dubbio. I rosa rovesciano con la qualità il paranormale di questa partita, e col cinismo che era mancato.
A Valanga, pareggia Pohjanpalo (57′), la ribalta Palumbo (65′) e la indirizza Johnsen (68′), che riscatta un primo tempo stregato. La indirizza ma non la chiude, anche perché la partita non vuole rovinare la sua impronta di “tarantiniana” memoria. E allora la regia va avanti: al minuto 80 Marinelli vede un fallo di Ranocchia su Popov, calcio di rigore. Questa volta meno evidente del primo, a dire il vero quasi inesistente.
Colpo di scena e finale “rosa”
E ora viene il bello, Fortin para ma si ripete tutto: l’ex Padova non aveva tenuto i piedi sulla linea al momento del tiro, la regola è chiara. Il secondo tentativo è quello buono, 2-3. Per un sinistro motivo, era difficile chiedere oggi ai quasi 3000 tifosi nel settore ospiti del Castellani di abbasare la frequenza cardiaca sotto i 120. Al minuto 88 Cassandro è però il “dottore” di turno, e al termine del sesto o settimo contropiede del match, l’ex Catanzaro piega le mani a Seghetti e sigilla risultato e vittoria: 2-4. più forte delle avversità, il Palermo ha spiegato giocando a calcio come si possa tenere in partita l’avversario fino al minuto 87 creando così tanto (male), ma ha detto alla Serie B che c’è chi vince e gioca anche a meraviglia (34 tiri in una partita). Ci sarà da vincere (forse) e anche da divertirsi.