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Palermo-Sampdoria 3-1: Strefezza apre, Palumbo chiude. Primato solitario in Serie B

Rifiutare l’ultimo aperitivo estivo o un’uscita con amici e fidanzata. I 33.190 spettatori del Barbera hanno di nuovo fatto la scelta giusta: seguire il Palermo dal vivo e gioire per un’altra vittoria. La terza di fila in campionato, la quinta in tutte le competizioni. Punteggio pieno dopo 3 giornate e primato solitario in classifica. “La capolista se ne va” cantato dalla Curva Nord avrà pure un valore relativo, al 7 di settembre, ma i rosanero rispetto al recente passato fanno qualcosa che andava fatto con la pressione addosso: vincere. Più con il cinismo che con la superiorità tecnica.

Palermo-Sampdoria: le mosse

“Squadra che vince non si cambia” non è un proverbio che fa per il Palermo. Inzaghi torna alla formazione tipo in campionato e vince, come aveva fatto del resto anche con le “seconde linee” in Coppa Italia contro il Mantova. Cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia. Ergo, si vince e si convince se possibile ancora di più. Ha cambiato eccome invece la Sampdoria di Corradi, costretto ad utilizzare addirittura un altro modulo rispetto al solito 4-3-3: 4-2-3 -1 con Yari Verschaeren schierato regista avanzato per cercare di supportare di più Tutino. Al posto di Esposito, Makoumbou è il cervello di centrocampo. In generale, una squadra falcidiata dagli infortuni e con tantissimi giocatori con meno di 90 minuti nelle gambe.

I gol della prima frazione

Eppure, ad iniziare meglio nel frastuono del Barbera (33.196 gli spettatori) è stata proprio la squadra dell’ex Milan. Coraggiosa a giocare nella metacampo del Palermo, al contrario attendista e studioso nei primi minuti. La personalità della Sampdoria si traduce in due tiri verso lo specchio della porta: ci provano prima l’ex Henderson e poi Sinani, senza impensierire o spaventare Perin.

In due minuti Insigne e compagni hanno illuso il popolo sampdoriano. Prima dell’iscrizione feroce dei rosanero al match. Spietata, la squadra di Inzaghi ha colpito al primo tiro in porta: cross di Augello e inserimento di Strefezza che di testa piega le mani a Vindhal (9′). Cinismo: la parola su misura per descrivere la squadra di Inzaghi. Sta diventando una consuetudine in questa stagione.

Con il raddoppio di Pohjanpalo (33′), i siciliani hanno trovato infatti la settima rete nei primi tempi tra campionato e coppa Italia. Tre, sono già le reti nei primi 10 minuti di partita in tutte le competizioni. Aggressione da strapotere, famelica e spesso decisiva. Il 2-0 ha spostato l’inerzia del match e annebbiato la Sampdoria, che si è resa arrembante solo negli ultimi minuti del primo tempo, senza mai essere davvero pericolosa. Appena un tiro di Insigne e un tentativo sporco di Henderson (uno dei più ispirati).

Numeri alla mano, il Palermo non ha fatto molto di più in termini di tiri verso lo specchio, sì invece in termini di pericolosità e Xg, un dato schizzato quando Johnsen a tu per tu con Vindhal ha sparato in bocca al numero 1 doriano (29′). In generale, i siciliani hanno dimostrato sul campo la loro superiorità nella prima frazione in termini di recuperi, aggressione e ribaltamento del fronte da difensivo a offensivo. Quando si è abbasato, poi, i rischi sono stati quasi nulli.

Solito copione: Palermo sregolato e vincente

Un copione da rifare ma non certo nuovo per il regista che ha scritto il secondo tempo. Un vecchio vizio, che i rosanero si portano dietro da anni. Come ad Arezzo e come in Coppa Italia contro il Mantova, i siciliani si abbassano e concedono troppo alla Sampdoria. Tanto che qualcuno dalla tribuna ha sussurrato che “Il gol era nell’aria”. Detto, fatto: Insigne di controbalzo posiziona la palla all’incrocio e fa 2-1 a porta vuota dopo la bella parata di Perin su Verschaeren (59′). Nemico di se stesso, il Palermo deve fare i conti con la solita ondata di decocentrazione e perdita di energie fisiche e mentali. Rispetto alle ultime rimonte, gli avversari si fermano a 1 gol.

Il caldo si fa sentire, la Samp cala e i siciliani tornano a palleggiare facendo girare a vuoto Insigne e compagni. Le alte temperature e la qualità nel fraseggio hanno infine indirizzato e chiuso il match. C’è spazio anche per il 3-1: al 93esimo, Palumbo sfrutta infatti il prezioso velo di Vavassori e calcia col sinistro all’angolino. Entrato dalla panchina, l’ex Modena lancia un gigante messaggio ad Inzaghi con su scritto: “Il titolare, forse, sono io”.  Niente conta più del risultato, ma c’è un’indicazione al ritorno a casa: per la Serie A ci sarà da lottare. Contro se stessi.

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