Mangia: “Palermo posto bellissimo. Inzaghi base di partenza importante”
Intervistato dal Giornale di Sicilia, l’ex allenatore del Palermo Devis Mangia ha rilasciato alcune dichiarazioni, pubblicate sulle colonne dell’edizione odierna del quotidiano. Ecco le sue parole.
Le parole di Mangia
Sulla valutazione del campionato del Palermo: «Stagione positiva. Poi dopo è chiaro che per l’importanza della piazza e anche per il coinvolgimento emotivo, anche personale, tutti vorremmo vedere il Palermo in Serie A, che è il posto dove merita di stare. Peccato per i play-off, la gara di andata di Catanzaro ha condizionato molto il percorso».
Su cosa migliorare per la prossima stagione: «Uno degli aspetti più positivi è avere una continuità tecnica con Inzaghi. Sarà una base di partenza importante, unito alla competenza dei dirigenti e alla forza della proprietà che sta dietro».
Sull’amaro in bocca dei tifosi e i segnali societari: «È normale, ma da persona che lavora nel calcio ci sono segnali importanti. Il Palermo finalmente ha un centro sportivo, sento discorsi riguardanti lo stadio e quindi, quando una proprietà ragiona sulle infrastrutture, significa tanto. Sono convinto che questi aspetti alla fine portano punti importanti in una stagione».
Sulla competitività della prossima Serie B: «Bisogna sempre vedere come si costruiranno nuovamente certe squadre, soprattutto le retrocesse. Bisogna vedere quanto tempo metteranno per riadattarsi alla mentalità necessaria per fare un campionato di Serie B di vertice. La storia insegna che ci sono state squadre che hanno fatto la A e poi hanno fatto disastri l’anno successivo in B. Il Palermo, come ho detto prima, con una continuità anche da un punto di vista di idea di gioco e tecnica, può avere un vantaggio».
Sull’esperienza passata sulla panchina del Palermo: «La bellezza della piazza, della tifoseria e della città. È un posto bellissimo per lavorare».
Sul momento del calcio italiano e lo spazio per i giovani: «Quando ero ct dell’Under già dicevamo che si stava dando poco spazio ai giocatori italiani. Già allora c’era un problema di interpretazione del termine giovane. In Spagna, ad esempio, già consideravano come giovani i giocatori di 17, 18 anni, non quelli dell’Under 21. Ragionavamo su questa cosa anche noi, nel 2013 però. Vedo che siamo ancora qui a dirlo nel 2026. E poi c’è sempre stato il problema del passaggio nella Nazionale maggiore…».
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