Corrado De Rosa: “Schillaci giocatore più emblematico di Italia 90′. Non gli fu risparmiato nulla”
Lo psichiatra Corrado De Rosa, presenta il suo libro dedicato al campione azzurro, Totò Schillaci, dal titolo “Totò Schillaci, non ero previsto”. La storia di un calciatore che non era nemmeno atteso e che diventò, in una manciata di giorni, l’italiano più popolare al mondo.
Corrado De Rosa: “Schillaci giocatore più emblematico di Italia 90′. Non gli fu risparmiato nulla”
De Rosa inizia così presentando il campione siciliano: “Ho sempre pensato che quelle due pupille strabuzzate fossero il ritratto dei nostri anni Novanta: hanno rappresentato l’immaginario italiano. Attraverso l’avventura umana di Schillaci, si può intercettare la cultura di quel tempo. Totò Schillaci apparve dal nulla, fra l’Italia uscita dal terrorismo e che precipitava verso Tangentopoli, ci rappresentò”.
Eppure non era previsto: “«Non era neppure sicuro di essere convocato. Ricordo che gli sponsor avevano prodotto delle miniature dei calciatori azzurri che venivano date ai distributori di benzina o con Topolino, si chiamavano Bomberini, però il pupazzetto di Schillaci non l’avevano fatto. Era, appunto, imprevisto”.
Le sue parole
La descrizione di un campione: “Quel personaggio così alieno in apparenza ha spiegato che noi italiani siamo più istinto che progetto: fu un’eruzione, non un programma prestabilito. Ci racconta le periferie, come la sua Palermo, un Paese che sembra residuale ma a volte si ritrova al centro. L’Italia irregolare tra grazia e caduta, con la possibilità, e in fondo il talento, di cavarsela sempre. Era timido e chiuso, intriso di malinconia, una vita difficile, non gli è stato risparmiato nulla. Ma fu il calciatore più emblematico di quel periodo di Italia 90′, anche più di Roberto Baggio che invece era lineare, riflessivo, toccato dalla classe quanto Totò lo era dal tormento. Baggio: forse, il suo alter ego perfetto”.
Infine, la sua figura diventata idolo pop: “Schillaci è stato essenzialmente un idolo pop, ben oltre la retorica di uno sguardo spiritato. Era sempre sincero, anche nei reality, perché si metteva alla prova dal punto di vista fisico. Tutto, per lui, era una sfida del corpo. Anche quando il corpo, alla fine, lo tradì”.
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