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Inchiesta arbitri: si allarga il registro degli indagati

Inchiesta arbitri indagati

Mentre il calcio italiano guarda a giovedì 30 aprile, data in cui Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni sono attesi dai magistrati, l’inchiesta sulla gestione delle direzioni di gara subisce una brusca accelerata. Secondo quanto riportato da La Repubblica, il numero delle persone iscritte nel registro degli indagati è salito a cinque, con l’aggiunta di tre profili di rilievo che complicano ulteriormente il quadro investigativo.

Inchiesta arbitri: indagati Paterna, Nasca e Di Vuolo

Uno dei nomi centrali in questa nuova fase è quello di Daniele Paterna, trentottenne della sezione abruzzese, che si trova a rispondere dell’ipotesi di falsa testimonianza. Il focus degli inquirenti è puntato su Udinese-Parma della stagione 2024/25, match deciso da un rigore di Thauvin. Il sospetto, nato da un esposto dell’ex assistente Domenico Rocca, nasce da un filmato in cui Paterna, inizialmente restio a segnalare il fallo all’arbitro Maresca, sembra ricevere un segnale dall’esterno della sala VAR. L’ipotesi investigativa suggerisce che proprio Rocchi possa aver influenzato la decisione di Paterna attraverso la vetrata della sala monitor, portandolo a cambiare improvvisamente idea.

Parallelamente, la Procura sta analizzando l’operato di Luigi Nasca, veterano della sezione pugliese, il cui nome compare in relazione a due episodi controversi. Il primo riguarda una decisione assunta durante Salernitana-Modena, dove portò alla revoca di un rigore per i canarini, mentre il secondo fa riferimento alla gestione di Inter-Verona della stagione 2023/24. In quest’ultima occasione, Nasca non richiamò l’arbitro al monitor per il discusso contatto tra Bastoni e Duda, episodio che aveva già spinto l’avvocato Michele Croce a presentare una segnalazione formale a Milano.

Proprio in merito a quella sfida tra nerazzurri e scaligeri è finito sotto la lente d’ingrandimento anche Rodolfo Di Vuolo, che in quella circostanza ricopriva il ruolo di AVAR. Nonostante il coinvolgimento formale, la difesa di Di Vuolo appare fiduciosa, ricordando che un fascicolo analogo aperto precedentemente nel capoluogo lombardo sembrava già destinato all’archiviazione per totale infondatezza delle accuse. Resta ora da capire se gli interrogatori fissati per fine mese forniranno nuovi elementi su quello che appare sempre di più come un esame senza precedenti sulla trasparenza del sistema arbitrale italiano.

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