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Miccoli: “Ho pagato con dignità, si è chiuso un cerchio. Palermo tappa più importante”

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Miccoli: “Ho pagato con dignità, si è chiuso un cerchio. Palermo tappa più importante”

Si è concesso ai microfoni di ExtraTime, trasmissione radiofonica di Rai Radio 1 lo storico ex capitano del Palermo Fabrizio Miccoli, a corredo della presentazione del suo libro “Gloria e Peccato di un campione“. Ecco le sue parole.

Le parole di Miccoli

Sulla sua carriera a Palermo: “È stata la tappa più importante per me, non solo a livello calcistico. Con i tifosi c’è un affetto reciproco che ancora esiste”.

Sugli inizi in Salento: “Ai tempi ero troppo piccolo per giocare con i più grandi. I dirigenti mi fecero un altro cartellino e mi chiamavo Gianluca Luceri. Anche le scarpe sono state un problema, perché tuttora ho il 38”.

Sulla decadenza del calcio di strada: “Prima, oltre agli allenamenti, noi giocavamo sempre per strada. In cemento, in salita, un ragazzo sviluppava il suo livello tecnico. Adesso invece in alcune piazze ed anche in alcune spiagge è vietato”.

Sul percorso nelle giovanili del Milan: “Ci è voluta tanta forza ai tempi perché ero piccolo. La forza e la volontà di restare al Milan mi ha fatto fare due anni ma poi non ce l’ho fatta più”.

Sul suo tifo per il Napoli e Maradona: “Purtroppo non l’ho incontrato, avevo contattato il figlio per ridargli un orecchino che gli era stato confiscato, ma c’è stato il Covid e poi lui ci ha lasciati. Non penso metterò mai questo orecchino, ho tantissimo rispetto per Maradona e lo terrò come un ricordo”.

Un percorso di vita complicato e la redenzione degli ultimi anni

Sulla vita non sempre lineare fuori dal campo e sul reato di estorsione: “Non avrei mai pensato di trovarmi in situazioni del genere. Ho pagato, anche con dignità, ma quello che mi faceva stare male era la frase che è stata messa in evidenza, che non mi sono mai perdonato. Adesso ho chiuso un cerchio dopo tanti anni. Le scuse alla famiglia e a Palermo? L’ho fatto il giorno dopo che ho scontato la pena. Ho incontrato la signora Maria, parlammo per una ventina di minuti e lei mi ha perdonato. Ringrazio anche il figlio Vincenzo per la possibilità che mi ha dato di presentare il libro. Un rapporto che ho tenuto nascosto fino alla presentazione”.

Sull’esperienza del carcere: “Era una cosa che dovevo fare, quindi o entravo convinto o sarei stato male. Non che non lo sia stato, ho passato momenti di solitudine. Ho avuto la fortuna di trovare persone che mi hanno sostenuto e tutelato, alla fine mi hanno fatto stare bene”.

Sul rapporto con Gaucci e Zamparini: “A Perugia sono stato benissimo, è stato il mio primo anno in Serie A con il mio primo gol. Ricordo molto volentieri Gaucci, tutt’oggi il figlio Riccardo fa i memorial sul papà e ci vado quasi sempre. Con chi voleva, era molto generoso. Su Zamparini potremmo stare a parlare per ore ed ore”.

Sulla stagione in A col Perugia: “Facendo quattro anni a Terni e dopo il saluto dei tifosi, non volevo andare a Perugia. Ma Moggi decise di mandarmi lì. Poi ho parlato con i tifosi, non potevamo dimenticarmi dell’esperienza alla Ternana e chiesi a loro di giudicarmi solo per quello che avrei fatto in campo da lì in poi. Ho un bel rapporto con i tifosi del Perugia”.

Sulla San Donato Fabrizio Miccoli (squadra di calcio femminile in corsa per andare in C): “Facciamo il campionato di Eccellenza e abbiamo vinto sia coppa che campionato, aspettiamo di farei playoff. Vogliamo creare qualcosa di importante per il paese, portare società come Palermo e Catania lì è una questione di orgoglio”.

 

 

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