Premessa: la decisione di scrivere questo articolo, è stata maturata dopo aver letto delle critiche completamente gratuite, prive di prove concrete e ingrate se vogliamo, da parte di alcuni tifosi del Palermo su Facebook all’imprenditore Dario Mirri. E’ bene precisare che non vuole essere una sviolinata nei confronti del sopracitato concittadino, perchè non è nello stile che ci contraddistingue, bensì una riflessione sui giudizi talvolta frettolosi e poco concreti che noi tifosi rosanero esprimiamo di pancia: senza pensare o ricordare ciò che abbiamo vissuto e ancora peggio ciò che scriviamo. 

Dario Mirri si è già dichiarato: qualora il Palermo non dovesse partecipare al prossimo campionato di Serie B, di conseguenza sparire dai radar del calcio nazionale e si dovesse costituire una nuova società, lui è pronto. Pronto a fare nascere il nuovo Palermo, fondandolo sul senso di appartenenza, sulla territorialità. Termine di cui spesso ci si dimentica nel calcio moderno.

Mirri è stato anche tanto realista nell’ammettere che da solo con le sue forze si potrebbe arrivare alla B, non oltre. Sfido a trovare un altro acquirente, o potenziale che sia, che ammetta i suoi stessi limiti prima ancora di rilevare un club. Un realismo al quale forse non siamo abituati. Noi vogliamo le promesse, quelle belle, quelle che ci fanno sognare. Tipo gli arabi e gli imprenditori di cammelli che dovevano portarci lo scudetto in tre anni (si dice che Luis Suarez fosse un colpo già messo a segno), gli inglesi che dovevano valorizzare il nostro brand nel mondo o le belle parole dello stesso Zamparini che dopo aver venduto pure i gelatai dello stadio al miglior offerente, ci diceva sempre nel pre-campionato: “Abbiamo costruito una squadra da Europa League”. Per poi, negli ultimi anni, retrocedere ben 2 volte. Perchè noi siamo così, creduloni.

Ma c’è di peggio: oltre a essere creduloni, ci arrabbiamo con chi ci sveglia dai nostri farneticanti sogni. Per cui se il giornalista di turno scrive in parole povere “a mare siemu” ci incazziamo. Scriviamo di tutto e di più: giornalai, falliti, andate a lavorare, servi del potere (ma di quale potere poi?), schiavi del friulano, incompetenti e chi più ne ha più ne metta.

Ma il commento più assurdo e incomprensibile sapete qual è? Quello sul conto in banca di Mirri. Sulle sue potenzialità economiche. “Mirri non ha abbastanza soldi”, “Mirri non ha dove andare”, “Mirri? Serve uno coi soldi veri”. Questo solo per tralasciare commenti ben meno eleganti. Ciò mi fa pensare… ma la gente ha il codice Iban di Mirri? O è un conto aperto al pubblico?, Visonabile da tutti? Ma la gente che ne sa e come fa a giudicare con questa ferocia?

Tifosi, svegliamoci. Dopo anni di “successi” e soddisfazioni, stiamo pagando con il 200% degli interessi. Siamo stati ridicolizzati, umiliati, derisi da tutta l’Italia. Abbiamo fatto parlare pure i tifosi del Frosinone. Era meglio spararmi piuttosto che sentirmi deridere da chi in sostanza “ni futtio” (nel senso buono del termine) una promozione per retrocedere a marzo.

Siamo stati “depalermitanizzati”: abbiamo vinto uno scudetto primavera e ce ne fosse stato uno, dico uno, che è arrivato a giocare in prima squadra (togliete Hernandez che fu preso per la prima squadra e non è palermitano). Per anni abbiamo visto atterrare a Punta Raisi macedoni, bulgari, ungheresi, polacchi, albanesi, sloveni e israeliani. Come se non bastasse con un presidente del Friuli. Cosa c’era di Palermo? Solo i colori e la gente. Ma solo i colori e la gente non bastano, se vogliamo rinascere ci vuole qualcosa di più.

E noi cosa facciamo per reagire? Quando uno della nostra città, palermitano come noi, ci tende la mano, la schiaffeggiamo. Per invocare chi? Ferrero, Preziosi, Cairo. Imprenditori che non credo abbiano vinto scudetti e non sono niente di più, anzi sicuramente di meno, di quello che era Zamparini fino a 10 anni fa. Noi questo vogliamo? Ma come? Non scrivevamo tutti “La categoria non conta?” E poi quando si presenta Mirri però lo rifiutiamo perchè vogliamo la Champions League?

Allora se vogliamo realmente questo, quello che ci meritiamo è quello che abbiamo già: i Tuttolomondo. O chiunque come loro promette 30 milioni di investimenti salvo poi non iscrivere (ad oggi) la squadra. Ma io sono sicuro che noi siamo diversi e lo dimostreremo. Lo sono sapete perchè? Perchè quando domando a gente più grande, più esperta qual è il Palermo che li ha fatti sognare la risposta all’unisono è: “Il Palermo dei picciotti”, una squadra in cui tutti si rispecchiavano e che ha spinto migliaia di persone al “Renzo Barbera”.

In conclusione, l’intenzione non è certo quella di ignorare l’evoluzione fisiologica che ha avuto il calcio, invocando una squadra fatta da soli palermitani o siciliani, è solo un’estremizzazione per far comprendere che non dobbiamo farci stonare dalla depressione sportiva che ci sta inveitabilmente invadendo. Dobbiamo essere più riflessivi, meno istintivi e meno legati alle promesse false. Dopo tanti anni dovremmo avere fatto il callo.

 

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