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Vino, AC/DC e pianoforte: Perin cerca la sua “vetta” a Palermo

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Vino, AC/DC e pianoforte: Perin vuole la sua “vetta” a Palermo

“Lavorare duro paga sempre. Come se fosse una tassa da riscuotere: se lavori duro, a fine mese sai che raccogli i frutti della fatica”. Mattia Perin si può raccontare in tanti modi. Iniziare da questo suo pensiero, spiegato in un’intervista a Cronache di spogliatoio, fa capire però benissimo che tipo di giocatore sta acquistando il Palermo (CLICCA QUI per i dettagli). Spessore umano, prima che calcistico. Come quando, ancora, disse che una delle strade della felicità era “essere sempre se stessi in ogni cosa che si fa”. E poi ci sono anche un po’ di numeri, a spiegare benissimo la doti del 33enne: 273 presenze in Serie A, 71 con la Juventus, 81 clean sheet, 10 gettoni anche in Champions League. Non meno importanti, se si parla di un portiere che viene in Sicilia con un solo e unico obiettivo: tornare subito in Serie A da protagonista.

Perin, Il ruolo innato e la forza di non mollare: “Pensai di smettere”

“Scendi giù in cortile, vai un po’ a giocare”. Latina, circa 28 anni fa. Perin era solo un bambino. Ci immaginiamo che la storia abbia avuto inizio così. Da una madre che invita il proprio figlio a prendere un po’ d’aria fresca e a dare due calci ad un pallone. La storia di tutti noi. “A loro pesava, forse, integrare un piccoletto come me”, rivelò Perin. Eppure, con coraggio, andò. Subito un’anomalia: quel piccolo nato a Latina toccava la palla solo con le mani. Un segno del destino. “Vedi che si gioca con i piedi”, a lui non importava. Personalità, fin da piccolo. A Cronache di Spogliatoio Mattia raccontò che i compagni per l’occasione gli fecero fare il portiere volante. Ma quei piedi proprio non li usava. Il ruolo da portiere l’ex Juventus e Genoa lo ha da sempre scritto nel suo destino. Un fatale innatismo da cui tutto, ma proprio tutto, è iniziato.

Un viaggio lunghissimo, non senza ostacoli. Un percorso pieno di ambizioni, salite e dolorose discese. Come le 5 operazioni (3 alla spalla e 2 al ginocchio) che ha dovuto sopportare nella sua carriera: “Pensai di smettere“. Perin, però , non è uno che si piange addosso. Lo ha sempre dimostrato. Quei 5 anni maledetti passati tra tanti ospedali e poco campo lo hanno fortificato. E lo hanno reso l’uomo delle 2 Serie A, 1 Supercoppa Italiana, 1 Coppa Italia, quello delle 10 presenze in Champions League e dei 7 rigori parati, uno proprio nella più importante competizione europea per club, contro lo Stoccarda  nel 2024. Per fortuna, non ha smesso. Del resto, non bisogna mai arrendersi. Un consiglio per tutti, nell’era della grande cura verso la salute mentale: “Se non avessi fatto il calciatore, di sicuro avrei studiato psicologia all’università e avrei approfondito questa materia”. Masterclass etica e professionale, ingredienti che stanno per sbarcare a Palermo.

Passione vino, musica e pianoforte

Forte in campo, anche a 33 anni. Ha superato tutto nella sua carriera, anche la cattiva sorte che a un certo punto si era accanita contro di lui. Abbastanza bravo da salutare la Juventus perché vuole giocare di più. A Palermo può farlo. Ma Perin è molto di più. Un personaggio tutto da scoprire e da studiare soprattutto fuori dal rettangolo verde, dove invece le sue qualità sono note. E se vi dicessimo, ad esempio, che a Palermo sta per sbarcare un sommelier? Forse non ci crederete, ma è così: il portierone ha raccontato di avere un’enoteca proprio a Latina. “I  miei genitori sono veneti, compravano l’uva nel Lazio”, buon sangue non mente. Ma i tifosi rosanero possono stare sereni: “lo bevo e lo sputo, serve equilibrio”. Menomale, Mattia.

Dal vino, alla musica. Strumento: pianoforte. Da circa 3 anni ormai è entrato nella vita del portiere. Ne porterà uno con se per la sua nuova avventura in Sicilia. E chissà che non accompagnerà un nuovo inno in futuro, come ha fatto a Genova con “Guasto d’amore” di Bresh, artista genovese. Non si sa mai. Intanto la priorità è difendere i pali del Palermo e raggiungere l’ennesima vetta della sua carriera. La stessa citata dagli AC/DC nella famosa “It’s a Long Way to the Top” (È una lunga strada quella per la vetta). Forse il titolo della sua vita, la sua guida spirituale. A 33 anni Perin vuole che quel sentiero sia ancora molto lungo e pieno di traguardi.

Da Padova a Palermo: Serie B back again

Di nuovo la Serie B. Per qualcuno un passo indietro. Forse per farne due in avanti, in un progetto che sembra cucito su misura per lui. Di nuovo quella serie cadetta in cui Perin si era misurato nel lontano 2012. Scherzo del destino, con i “gemelli” del Padova, dove era andato in prestito dal Genoa a gennaio. L’ex rossoblù concluse quell’esperienza con 25 presenze e 39 gol subiti prima di approdare in Serie A con il Pescara un anno dopo. Ancora in Serie B, questa volta per vincerla. La sua nuova strada si chiama Palermo, il motto è sempre lo stesso: “It’s a Long Way to the Top”.

 

 

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