La proposta FIFA: un under in campo per tutti i club
Questi i titoli della Gazzetta dello Sport, oggi in edicola.
L’articolo di Fabio Licari
Il panorama del calcio mondiale potrebbe cambiare radicalmente a partire dal 2027, grazie a una proposta che promette di scuotere le fondamenta dei club professionistici. Il Consiglio della FIFA, riunito recentemente a Vancouver, ha approvato all’unanimità l’avvio di un processo di consultazione per introdurre una norma senza precedenti: l’obbligo di schierare in campo, per tutta la durata della partita, almeno un calciatore Under 20 o Under 21 cresciuto nel vivaio del club. L’idea nasce dalla necessità di tutelare i giovani talenti, spesso soffocati dall’acquisto di giocatori stranieri di medio livello, e di incentivare le società a investire seriamente nelle proprie accademie.
La proposta FIFA: un under in campo per tutti i club
Tuttavia, il percorso verso l’attuazione di questa regola appare tutt’altro che semplice, scontrandosi in primis con complessi nodi legali. In Europa, le norme dell’Unione Europea sulla libera circolazione dei lavoratori e contro la discriminazione rappresentano un ostacolo storico per il concetto di “homegrown player”. Una sentenza della Corte UE potrebbe infatti mettere in discussione la legittimità di vincoli legati alla formazione locale, equiparandoli a una limitazione della libertà professionale. Se la FIFA dovesse procedere, si aprirebbe un contenzioso giuridico di proporzioni globali tra le leggi dello sport e quelle dei trattati internazionali.
Un aiuto per movimenti in crisi come quello italiano
Così facendo, allenatori come Guardiola o Luis Enrique vedrebbero limitata la loro libertà decisionale, dovendo gestire formazioni condizionate da un rigido vincolo anagrafico. La gestione delle sostituzioni diventerebbe un delicato puzzle tattico: nel caso in cui l’unico giovane in campo dovesse infortunarsi, il club sarebbe obbligato a sostituirlo con un altro Under del medesimo ruolo per non violare il regolamento, complicando non poco le strategie a partita in corso.
Nonostante le difficoltà, i benefici a lungo termine potrebbero essere significativi, specialmente per movimenti in crisi come quello italiano. Società che oggi faticano a lanciare i propri prodotti del vivaio sarebbero costrette a valorizzare talenti come Marco Palestra o Niccolò Pisilli, riducendo la dipendenza da un mercato estero sempre più costoso. Sebbene non tutti i club possiedano la struttura del Barcellona, capace di lanciare fenomeni come Lamine Yamal, l’obbligo di investimento nei vivai potrebbe portare a una maggiore sostenibilità economica, trasformando i settori giovanili da centri di costo a preziose risorse tecniche e finanziarie.
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