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Sperandeo a Torretta Cafè: “Emozionante fare il corto dei 125 anni. Chimenti e Pastore i miei preferiti”

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Sperandeo a Torretta Cafè: “Emozionante fare il corto dei 125 anni. Chimenti e Pastore i miei preferiti”

L’attore palermitano Tony Sperandeo è l’ospite della 6a puntata di Torretta Cafè: ai microfoni di Sarah Castellana, il comico ha raccontato alcuni aneddoti della sua sfrenata fede rosanero. Ecco le sue parole.

Tony Sperandeo a Torretta Cafè

Sull’inno Ghiacciolo All’Arancia: “Lo feci da solo nel 1980/1981, poi lo rivisitai con Giovanni Alamia – che oggi non c’è più. Tutti lo conoscono, per me è un grande inno ma ora ce n’è un altro”.

Sui 125 anni del Palermo: “L’intervento al Teatro Biondo? Quando mi hanno invitato a fare il corto con la regia di Riccardo Lupo, mi dissero quello che dovevo fare e l’ho fatto con amore. Ho cercato di dare tutto me stesso, quando reciti con il cuore escono tante sensazioni”.

Su quella serata: “È stata bellissima. A breve avrò 73 anni, è più di 60 anni che vado allo stadio e di calciatori ne ho visti tanti. L’evento è stato una cosa commovente, vedere questi giocatori che ho sempre amato. Tutti i giocatori del Palermo che sono passati o che verranno li amo come se fossero della mia famiglia”.

Su un aneddoto su una partita di beneficienza tra Palermo e Catania: “Ero l’allenatore del Palermo, l’allenatore degli etnei era La Rosa. Pioveva a dirotto, dopo il primo tempo me ne sono andato”.

I ricordi di un’infanzia rosanero

Su una maglia vintage: “Mi ricorda quando ero piccolo, mio papà era tifosissimo del Palermo ma non voleva che andassi allo stadio perché ero piccolo. Allora una domenica dissi a mia madre che giocavo con gli amici e me ne andai allo stadio. Il Palermo vinse e poi me ne scappai. Ai tempi non c’era la televisione, quindi quando tornai dissi a mio padre se fosse contento. Lui capì tutto, se la prese con mia mamma ma lei non c’entrava niente. Da quella volta in poi andai sempre allo stadio e giocai anche negli allievi. Ero ala sinistra, poi papà morì e mi misi a lavorare. Mi ricordo di un’invasione dopo un Palermo-Napoli. Quella volta Altafini fece un gesto alla curva”.

Sulle finali di Coppa Italia: “Ero presente a quella contro la Juventus a Napoli, c’era il grande Vito Chimenti e stavamo pure vincendo. Quella con l’Inter del 2011 me la ricordo, ho vissuto a Roma per anni. In giro per la città vedevo ovunque rosanero, una sensazione bellissima”.

Sul calciatore che l’ha fatto più sognare: “Vito Chimenti mi è piaciuto, dico lui ma potrei dire Pastore. Come giocava Chimenti con la bicicletta… ma Pastore aveva una tecnica… Da ragazzino ero innamorato di Silvino Bercellino, veniva dalla Juventus. Dormiva in campo, ma quando si svegliava… Una sua azione portò al gol nell’unica gara persa dal Cagliari dello scudetto”.

Un viaggio tra i ricordi di giocatori e allenatori passati

Sull’allenatore migliore: “C’era un bel rapporto con Ignazio Arcoleo, l’allenatore dei picciotti. Ci conoscevamo, poi lui andò a giocare a Genova. Venne qui per allenare, ma poco prima allenava il Trapani. Siccome eravamo amici e stavo recitando ad Erice, la mattina andavo ai suoi allenamenti e facevo l’arbitro. Ero come quelli veri, ci giocavamo gli aperitivi. Ricordo con piacere Delio Rossi, Iachini e ora Inzaghi”.

Sulla partite più memorabili e quelle con più rimpianti: “La più memorabile è quella che deve ancora venire, quelle con più rimpianti forse le finali di Coppa Italia”.

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