Zauli: “A Palermo svoltammo grazie a Zamparini. A Guidolin devo tanto”
Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Lamberto Zauli ha ripercorso la sua carriera da giocatore e da allenatore, rimembrano i più importanti momenti di queste. Ecco le sue parole.
Le parole di Zauli
Sulla data di nascita: “Io sono nato il 17 luglio. Un errore commesso alla stesura della mia prima carta d’identità, quando avevo 16 anni. L’impiegato scrisse questo 19 che poi si è tramandato. Mio padre era anestesista, giocò nel Grosseto. Eravamo romanisti sfegatati”.
Sul soprannome “Principe”: “Me lo affibbiarono i compagni di squadra al Vicenza, perché non mi sporcavo le mani con le cose pratiche. Se c’era da organizzare una cena, io mi presentavo per mangiare e basta”.
Su Zauli lo Zidane dei poveri: “Non è esatto. A Vicenza mi chiamavano lo Zidane del Triveneto. A Palermo il presidente Zamparini mi presentò come lo Zidane della Serie B. Parliamo del nulla. Zidane è stato unico. Anatrone nacque a Modena, mentre Zaulik forse a Bologna”.
Su Francesco Guidolin allenatore: “Gli devo tanto. Parlava poco, ma ci capivamo. Si presentava in spogliatoio con la mimetica da soldato e ci faceva vedere cose straordinarie in video. A Ravenna facevo l’ala perché credevo ancora. A Vicenza mi spostò dietro Pasquale Luiso, il centravanti, nel 4-2-3-1 in cui c’era un giovane Ambrosini come centrocampista. ‘Ambro’ a 20 anni aveva la maturità di un trentenne”.
Sulla semifinale di Coppa delle Coppe contro il Chelsea: “All’andata al Menti segnai il gol della vittoria, 1-0. Nel ritorno a Londra andammo in vantaggio con un gol di Luiso su assist mio. Poi annullarono un gol per un fuorigioco inesistente, oggi via Var verrebbe convalidato. Perdemmo per 3-1. Era il Chelsea di Vialli e Zola”.
Sull’avventura da allenatore e sui ricordi di Palermo
Su Zamparini a Palermo: “Voleva la Serie A, fece un mercato strepitoso, ma all’inizio non tutto andava benissimo, la stampa criticava. Un giorno si presentò in spogliatoio e tutti ci alzammo in piedi come fosse entrato il preside a scuola. Ci aspettavamo che facesse tuoni e fulmini. Sbagliato. Si schierò con noi, ci difese, e svoltammo. Promossi in A. Ho rivisto una foto di formazione a Palermo: c’erano Zaccardo, Grosso, Barone, Toni e Barzagli, campioni del mondo nel 2006. Solo io non sono andato a quel Mondiale”.
Sulla grande squadra mai davvero vicina: “Alla fine di una Vicenza-Juventus, Lippi mi avvicinò all’imbocco del tunnel per gli spogliatoi: ‘Ho saputo che vai all’Inter. Bravo, complimenti’. Poi all’Inter Moratti non andò avanti, perché si vede che doveva finire così”.
Su la carriera da allenatore: “È iniziata in provincia e poi alla Juve, tra Primavera e Under 23. Alla Juve ho cresciuto Fagioli, Miretti, Soulé, Iling Junior, Nicolussi Caviglia, Dragusin, De Winter, Barbieri. Salutai perché mi ha chiamato il Südtirol per la Serie B e ho accettato la proposta, per ambizione. Con il senno di poi, ho sbagliato. Anzi, sono stato un pazzo. Non si lascia la Juve”.
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