Parisi: “A Palermo esordio da incubo. Calcioscommesse? Ho sbagliato”
L’ex calciatore professionista ed oggi tecnico del Messina Alessandro Parisi ha risposto alle domande di un’intervista a cura de La Gazzetta dello Sport. Ecco le sue parole.
Le parole di Parisi
Sul rapporto con Messina: “Vedono me e ricordano la promozione in Serie A del 2004, l’anno del settimo posto e via così. La società meritava almeno la Serie C. Ho un senso di responsabilità molto forte. Nonostante sia palermitano, con Messina ho un legame speciale”.
Sull’esordio con il Palermo da incubo: “Febbraio 1996, stadio Barbera, Palermo-Lucchese 2-2. Entrai a 5’ dalla fine sul 2-1, ma sbagliai il retropassaggio al portiere e subimmo il pareggio. Ci fu una gogna mediatica, fui retrocesso di nuovo in Primavera. Qualcuno disse che non avrei mai fatto il professionista”.
Sulla svolta del 2000: “Dopo tre retrocessioni di fila, ottenni due promozioni consecutive dalla C2 alla B. Ezio Rossi fu fondamentale per tirare fuori il ragazzo insicuro che avevo dentro”.
Sull’avventura a Messina: “Mi cercò anche il Palermo di Zamparini, avevo un’infinita voglia di riscatto. Ero stato il miglior terzino della B l’anno prima, sarei potuto tornare nella piazza del debutto e del retropassaggio, ma perché accontentarmi? Così scelsi Messina”.
Sul sogno azzurro: “Sì. Debuttai in Nazionale contro la Finlandia, proprio a Messina. All’epoca, come terzini sinistri puri, c’eravamo io e Grosso. Avrei potuto far parte della squadra del 2006. Entrai nei preconvocati per la tournée di fine 2005, ma non andai per un infortunio alla caviglia sinistra. Il mio grande rimpianto. Affrettai il recupero per tornare, sbagliando. Il problema si estese alla cartilagine. Rimasi fermo sei mesi. Nonostante tutto, quell’estate andai in tournée con la Juve. I bianconeri mi volevano, ma non si trovò la quadra. E sfumò tutto”.
Sullo scandalo calcio scommesse
Sull’avventura a Torino: “Uno squadrone. Ventura in panchina, Antenucci e Bianchi davanti. Sono stato orgoglioso di aver giocato una piazza simile, storica, magica. È stato l’ultimo acuto della carriera”.
Sulla questione calcio scommesse: “Ho sbagliato, è vero, ma ho pagato i miei errori oltremisura. La giustizia sportiva è arrivata prima di quella penale e io ci ho rimesso tre anni di carriera. Non ho avuto il coraggio di denunciare quanto vissuto a Bari. Me lo porterò dentro per tutta la vita. Non ho vissuto la depressione, ma la vergogna sì, quella vera. Non volevo uscire di casa, vedere gente, socializzare. So che potrò dire di aver fallito da allenatore, chi mi sceglierà penserà sempre alle scommesse. Ma so quello che valgo”.
Sull’obiettivo per questa stagione: “La salvezza col Messina, la piazza in cui ho chiuso la carriera nel 2016 da giocatore, in Serie C. È grazie a Pietro Lo Monaco. Ora posso solo ricambiare l’affetto tirando fuori la squadra dalla Serie D e riportandola dove merita”.
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