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Sannino: “Il mio Palermo non meritava di retrocedere. Zamparini era generoso”

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Sannino: “Il mio Palermo non meritava di retrocedere. Zamparini era generoso”

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l’ex allenatore del Palermo Giuseppe Sannino ha ripercorso i momenti più iconici della sua lunga carriera da tecnico, riportando alla luce aneddoti sulla sua permanenza in Sicilia. Ecco le sue parole.

Le parole di Sannino

Sulle tante dimissioni“Io sono così: parlo in faccia. Mi sono dimesso per dignità lasciando dei soldi. Al Watford salutai 550mila sterline dopo 4 vittorie nelle prime 5. E dopo aver vinto la prima partita della storia del Carpi in A, dissi che era tutta di Castori, non mia”.

Sulla sua volontà di non allenare più in Italia“Non vivo sulla luna. So che il meglio l’ho dato e che sono in una fase calante, ma in Italia diventi un personaggio. Ti chiedono se mangi il panettone. E i social sono dilanianti. Alla mia età non voglio entrare in una centrifuga. Io sono uno che è partito dal niente e che si è fatto da solo. Ero uno scugnizzo napoletano che si era trasferito a Torino, giocavo a calcio e basta. Pulivo i cessi in un manicomio, lì ho conosciuto la sofferenza”.

La carriera da calciatore“Ero genio e sregolatezza, uno come me non l’ho mai allenato. Sono arrivato alla Serie C, poi ho smesso a 31 anni e ho iniziato ad allenare gli allievi della Vogherese. Andavo a vedere di nascosto il Milan di Sacchi”.

Sull’avventura a Palermo

Sulla sua esperienza in rosanero“Non ho mai avuto così tante richieste come alla fine di quella stagione, conclusa con la retrocessione. Genoa, Lazio e non solo. Andò male, ma non lo meritavamo. Ho avuto la fortuna di allenare Dybala, il più forte di tutti”.

Su Zamparini“Litigai con lui prima di un Palermo-Cagliari 1-1, con gol subito all’ultimo. Mi fece chiamare nella hall per dirmi la formazione. Io gli risposi a modo mio. ‘Ma chi si crede di essere?’, rispose. Il giorno dopo pareggiamo e mi esonerò, ma era un uomo generoso. Se ci fossimo salvati mi avrebbe dato 500mila euro, ma gli dissi che non li avrei accettati. Io sono così”.

Sui suoi giocatori preferiti“Gli umili, come Gazzi o Brienza. Conservo il messaggio di un giocatore libico. ‘Sei stato un padre’. Questo è il mio scudetto. In Libia il presidente fece spostare una gara per il mio matrimonio. A Tripoli vinsi il derby e successe di tutto. C’erano le milizie, ma sono stato bene”.

 

 

 

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