Inzaghi, il bel gioco è nei numeri: il Palermo domina per gol attesi e occasioni create
Pubblicato il da Manuele Nasca - Apertura, Editoriali
Il Palermo è primo in Serie B dopo 6 giornate. E non lo è per caso. Inzaghi vince e soprattutto convince. La vittoria contro l’Empoli ha iscritto di diritto i rosanero nella cultura del calcio moderno di cui si parla tanto da anni. Ma non solo: ha eliminato vecchi stereotipi legati a vittorie sporche, solide e da “vecchia” serie B. Da qualche anno vince chi fa calcio, chi produce e chi ha coraggio.
Il Palermo gioca bene: i dati danno ragione a Inzaghi
E i numeri sono dalla parte del Palermo. Raccontano di un Inzaghi diverso nell’interpretazione del gioco. Si evolve il calcio, studiano anche gli allenatori. I siciliani non sono mai stati infatti cosi produttivi in fase offensiva. Nessuno in Serie B crea più occasioni dei siciliani: i gol attesi per partita sono 2.14 (XG), in 6 gare questo dato schizza a 12.4. Nessuno propone di più. Si avvicina solo il Pisa, al secondo posto di questa speciale classifica con 1.90 gol attesi a gara (11.40 XG da inizio campionato). Primato anche per numero di assist attesi, sono 8.70 da inizio campionato (1.45 a partita). Dati che non stupiscono se l’attenzione si sposta ai singoli. Il Palermo ha infatti il miglior assist-man della Serie B, Johnsen con 5 passaggi chiave (nessuno ha fatto meglio ) e il giocatore che crea più gol attesi a gara di tutto il campionato, Vavassori a quota 3.65 Xg (circa 2 gol a gara attesi).
Immaginate che questi numeri siano le radici di un albero, o il tronco. Il frutto è rappresentato invece dai 14 gol segnati in 6 partite, miglior attacco del campionato. Il reparto avanzato della squadra di Inzaghi è quello che funziona di più in Serie B. Ancora una volta sono i numeri a schiarirci le idee. Delle 14 reti realizzate, 9 sono arrivate dal reparto avanzato, solo 2 dalla difesa e 3 dal centrocampo. Per intenderci, al secondo posto c’è l’Avellino, che coi suoi attaccanti ha fatto invece 6 gol.
Tiro al bersaglio
Ma non è finita qui, il Palermo segna così tanto perché logicamente produce tanto. Il dato sui tiri è molto alto, anche se in questo caso non il migliore della Serie B: le conslusioni totali a partita sono infatti 18.8, alle spalle del Modena che fa registrare invece 21.2 tiri per gara (nessuno fa meglio degli emiliani). in 6 partite, se l’aritmetica non ci inganna, sono 112,8 tentativi totali. Di questi, solo 39 prendono lo specchio della porta. Si potrebbe fare meglio, ma è comunque un terzo posto per conclusioni in porta alle spalle delle sole Modena e Pisa.
La miglior partita dell’era Inzaghi (e forse dell’era CFG), quella vista contro l’Empoli, ha fatto schizzare alcuni dei dati raccontati. Per citarne uno: al Castellani il Palermo ha calciato 35 volte verso la porta avversaria, creando ben 13 clamorose occasioni. La ciliegina sulla torta, il risultato di un’idea che l’allenatore piacentino sviluppa da un po’. E con certi calciatori, il lavoro diventa certamente meno difficile. In queste 6 partite il Palermo ha spiegato la sua natura, felina e aggressiva, ma efficace. Anche a costo di rischiare qualcosa in più dietro.
Una falla prevista
Lo fanno tutti, verso un calcio che sia totalizzante. Il concetto è: fare un gol in più rispetto agli avversari. La difesa è importante, ma non è più l’unica cosa che conta. Il Palermo spiega benissimo il perché. I siciliani sono infatti soltanto la decima difesa del campionato con 7 gol subiti, come Cremonese e Verona ma peggio di Carrarese (6), Mantova (6), Padova (6), Benevento (5), Ascoli (4), Modena (4), Sudtirol (3). Eppure Bani e compagni guardano tutti dall’alto, mentre la difesa meno battuta del campionato, quella del Sudtirol, è al secondo posto in Serie B, a -4 punti dalla vetta tutta rosanero.
Sono dati che spiegano una nuova corrente filosofica alla quale Inzaghi sembra aver aderito. I rosanero subiscono gol da 5 partite di fila, 6 considerando anche la Coppa Italia, ma segnano a valanga dando vita a partite spettacolari e soprattutto vincenti nel suo interesse. In viale del Fante si è scelta una linea precisa, tracciata e in grassetto. La direzione è chiara tanto quanto la sua meta.