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Quando si pensa solo al business, questo è il risultato

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Italia – Quando si pensa solo al business, questo è il risultato

La sottile analogia fra il fallimento del Palermo e quello della Nazionale Italiana. Quando Zamparini perse la passione e la voglia di vincere, si affidò anno dopo anno a faccendieri e personaggi legati solo al business e agli interessi economici. Peraltro incapaci e inadeguati. E il Palermo fallì, come l’Italia, per la terza volta. Per fortuna il Palermo ha trovato un nuovo solido inizio. E l’Italia? Difficile, quasi impossibile.

Oggi tutti a scandalizzarsi e urlare per l’eliminazione dell’Italia con la Bosnia. La domanda è un’altra: dov’è la sorpresa? Il calcio italiano è finito già da diversi anni, da quando il business ha preso il sopravvento sullo sport. Da quando i club italiani sono imbottiti di stranieri, meno talentuosi e più economici. Oggi, per qualunque allenatore diventa davvero difficile trovare 25-30 calciatori italiani da convocare. Bisogna raschiare il barile e prendere quello che si trova. Sono finiti i tempi di esclusioni eccellenti ed oggi i nostri azzurri potrebbero essere considerati (tranne qualcuno) soltanto poco più di bravi calciatori di serie B.

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Il problema insomma è il serbatoio da cui attingere che rimanda però ad un problema più ampio: il calcio ha perso il controllo di se stesso: ingaggi spropositati, cartellini da milioni per onesti mestieranti della pedata. La conseguenza è che le società, per risparmiare, vanno all’estero dove si trova con poco anche se con meno qualità. Tutto questo meccanismo perverso produce inoltre un totale disinteresse per i settori giovanili che così non possono essere officine di futuri campioncini.

Insomma, un cane che si morde la coda e non si capisce da dove cominciare. Il fallimento totale, di cui il match con la Bosnia è solo un ultimo capitolo, richiede un azzeramento totale dei vertici del potere calcistico. E non si sa se è più imbarazzante il risultato sportivo maturato in Bosnia o le dichiarazioni post gara di presidente e collaboratori vari (incluso staff tecnico). Ma questo calcio, avrà la capacità di riflettere seriamente oppure si andrà incontro al solito pannicello caldo, un facciamo finta di cambiare tutto affinchè tutto resti come prima? Facciamoci caso, intorno al pallone o allo sport, girano da anni sempre gli stessi nomi: Abete, Gravina, Malagò, Abodi…E’ un caso?

La passione dei tifosi? E’ ovviamente l’ultimo dei pensieri dei signori del pallone anche perché il calcio moderno è sempre più lontano dagli stadi e sempre più vicino alle banche o ai palazzi del potere. Non ci restano che Sinner, Kimi e i fantastici atleti semi professionisti di altri sport. Sempre Italia è, mica esiste solo il calcio. Anzi, il calcio, in Italia, sta sempre più scomparendo.

 

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