Balzaretti a Torretta Cafè: “Anni a Palermo? Amore a prima vista”
L’ex bandiera del Palermo Federico Balzaretti è l’ospite della 7a puntata di Torretta Cafè: ai microfoni di Sarah Castellana, l’ex terzino ha raccontato alcuni aneddoti della sua esperienza in rosanero. Ecco le sue parole.
Federico Balzaretti a Torretta Cafè
L’accoglienza e il centro sportivo: “Molto bello, molto bello. Ambiente familiare, ideale anche l’isolamento che c’è, il clima che c’è per poter lavorare, la struttura di primissimo livello. Per cui bravi veramente per il lavoro che hanno fatto”. Come hai vissuto quegli anni a Palermo? “Bellissimo, è stato un amore a prima vista davvero, perché ricordo già la prima partita che feci contro il Livorno, feci una partita buona e già si creò questo legame. Credo che il pubblico palermitano ha visto in tutti i cinque anni in me questa energia, questo non mollare, il fatto di mettere sempre tutto in campo ogni partita. Credo che mi sia riconosciuto questo, oltre alle qualità, oltre ai risultati che sono stati molto belli in quelle stagioni. Però credo che questa componente di energia viscerale abbia contato tanto nell’amore che c’è stato intorno a me”.
Com’è stato ambientarti in una città come Palermo? “È stato velocissimo, anche perché quando ti trasferisci a gennaio è chiaro che l’impatto deve essere immediato, per cui ho trovato subito questo clima favorevole. La prima giornata mi ricordo quando sono arrivato che ero al Mondello Palace, perché la società ti metteva a disposizione per una settimana prima che si trovasse la casa il Mondello Palace. Il primo giorno mi ricordo che mi sono presentato l’allenamento io con le manichette corte, con 17-18 gradi”.
La città ha subito conquistato Balzaretti: “Devo dire che sono stato subito ammaliato dalla bellezza della città, dal clima ovviamente, poi ho trovato subito casa a Mondello. Ho sempre abitato lì nei cinque anni di Palermo e l’ambientamento è stato velocissimo. Racconto sempre che è stata l’unica casa dove mi sono trovato la spesa fatta quando sono entrato in casa. Entrai in casa già con la spesa fatta, quindi come una sorta di benvenuto. Che succede solo al sud, possiamo dirlo”.
E ancora
C’è stato un momento in cui hai capito di avercela fatta? “Difficile da dire. Allora, è sicuramente uno dei ricordi indelebili che ognuno ha, secondo me, il primo contratto da professionista, dove non pensi di avercela fatta, però è sicuramente il primo mattoncino importante.
Arrivi a Palermo e scegli la maglia numero 42, perché? La 42 l’ho scelta per il mio papà, che è del 42, e quindi è un omaggio per una persona a cui, mi ripeto, sono super legato, voglio un bene dell’anima, e quindi era libero il numero, ho detto sì, prendo la 42, che è diventata poi un po’ iconica, ma più che altro perché è un numero inusuale.
La prima rete contro il Livorno: “La ricordo con molto piacere su assist del mio grandissimo amico Mattia. Era con Walter Zenga in panchina e credo che fosse la terza vittoria consecutiva, terza, quarta, questo è l’anno che poi dopo abbiamo sfiorato la Champions League e credo che fosse una partita che ci portava non al primo, al secondo posto in classifica. Eravamo partiti comunque bene. In quella stagione abbiamo avuto una flessione, poi abbiamo avuto il cambio di allenatore e con Delio poi abbiamo fatto una striscia di risultati importantissima. Diciamo che ho fatto pochi gol, ma più o meno tutti uguali”. L’ingresso nella Hall of Fame del Palermo: “Mi ricordo, se non vado errato, forse sono il terzo come numero di voti. Sono super grato veramente alla città e al tifo”.
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