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Makinwa: “Le capriole sul lettone e il razzismo in campo. Malesani faceva ridere, non capivo Delneri”

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Makinwa: “Le capriole sul lettone e il razzismo in campo. Malesani faceva ridere, non capivo Delneri”

Ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport l’ex attaccante di Palermo e Atalanta, Stephen Ayodele Makinwa. Ha parlato della sua carriera italiana e della suo nuova vita da procuratore.

Makinwa: “Le capriole sul lettone e il razzismo in campo. Malesani faceva ridere, non capivo Delneri”

L’ex attaccante ha iniziato parlando del suo arrivo in Italia alla Reggiana: “Ci ho messo un po’ a capire l’Italia: l’allenatore arrivava al campo in bicicletta e mi dicevo “Possibile sia così povero?”. In Africa va in bici chi non ha soldi. Però noi della Beretti ci sentivamo forti, anche contro la prima squadra, eravamo dei fulmini”.

Poi il debutto in Serie A con Malesani: “Quando iniziava a parlare in dialetto, mi nascondevo per non fare vedere che ridevo. Ma preparava video pazzeschi: la partita andava esattamente come ce l’aveva spiegata. Con lui ho debuttato in un Modena-Lazio 1-1, contro Stam e Couto. Il primo gol in A invece è stato a Toldo, poi mi cercò per congratularsi”. 

Makinwa: “Il Palermo squadra piena di futuri campioni del mondo”

Il nigeriano si è poi soffermato sulla sua esperienza rosanero: “Non era facile arrivare dopo uno come Toni, ma era una squadra piena di futuri campioni del mondo: Zaccardo, Barzagli, Grosso, Barone. Allenatori già allora: grandi letture delle situazioni, sapevano parlare nello spogliatoio. Parlava tanto anche Delneri, ma capivo una parola su dieci. Prima di andare in rosa ero stato vicino all’Inter; Oba Martins mi aspettava, avevo anche firmato un accordo. Mi dicevano “Dobbiamo solo liberare il posto di Cruz”, ma passò troppo tempo. Il giorno dopo il sì al Palermo mi chiamò Branca: “Siamo pronti”. Secondo me fingeva di non sapere che avevo già firmato”. 

Infine la Lazio, i problemi al ginocchio e l’inizio della carriera da procuratore: “La Lazio doveva tutelarmi di più come persona, all’Olimpico prendevo solo fischi ed anche oggi faccio fatica ad andare. La Champions League al Bernabeu contro il Real Madrid dei campioni rimane però un bellissimo ricordo. A fine carriera, nel Gorica, un mio compagno mi chiese di fargli da procuratore, ho iniziato così. Oggi voglio aiutare i giovani ad arrivare nel calcio che conta ma con chiarezza, a me un tempo non dicevano niente”. 

 

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