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Pirateria, non solo Liga e Serie A: anche l’UEFA verso il blocco di siti illegali

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Pirateria, non solo Liga e Serie A: anche l’UEFA verso il blocco di siti illegali

Prosegue senza sosta la battaglia contro la pirateria audiovisiva nel mondo del calcio. Dopo le recenti iniziative messe in campo dalla Liga spagnola e dalla Lega Serie A, anche il massimo organismo del calcio europeo alza ulteriormente il livello dello scontro. In queste ore, infatti, sono arrivate novità rilevanti dal fronte UEFA, che segnano un passaggio cruciale nella tutela dei diritti televisivi delle competizioni continentali.

Pirateria, non solo Liga e Serie A: anche l’UEFA verso il blocco di siti illegali

Come comunicato ufficialmente, la UEFA ha ottenuto in India un’importante ordinanza dell’Alta Corte di Delhi basata sul diritto d’autore. Il provvedimento autorizza il cosiddetto “blocco dinamico” dei siti pirata, uno strumento che consente di oscurare in tempo reale non solo le piattaforme illegali già individuate, ma anche eventuali nuovi domini che dovessero comparire nel corso della stagione. L’obiettivo è chiaro: proteggere la UEFA Champions League dallo streaming illegale su larga scala.

La decisione del tribunale indiano riguarda ben 79 domini collegati a un traffico stimato di circa due miliardi di visite annuali, numeri che danno la misura dell’impatto economico e mediatico della pirateria sportiva. Un fenomeno che sottrae risorse fondamentali ai club, alle leghe e agli stessi broadcaster che investono cifre enormi per l’acquisizione dei diritti televisivi.

Messaggio forte dall’UEFA

Fondamentale, in questa operazione, la collaborazione con l’Alliance for Creativity and Entertainment (ACE) e il pieno coordinamento con UC3, la joint venture creata dalla UEFA insieme all’ECA per la gestione commerciale e dei diritti media delle competizioni europee. Un lavoro sinergico che dimostra come la lotta alla pirateria non possa più essere demandata a iniziative isolate, ma richieda strategie globali e strumenti giuridici efficaci. Il provvedimento dell’Alta Corte di Delhi rappresenta un precedente importante e potrebbe fare scuola anche in altri Paesi extraeuropei, spesso considerati snodi cruciali per la diffusione di flussi illegali.

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