Lou Carnesecca, l’uomo prima del coach: una vita che unisce sport, emozioni e radici
La storia di Lou Carnesecca somiglia a una favola, che racconta di un figlio di emigrati della Lunigiana, dove visse un anno da ragazzo, diventato un’icona del basket in America senza segnare neppure un canestro. Partito da East Harlem, il quartiere ghetto dove venivano raccolti gli italiani all’inizio del secolo scorso, la vera Little Italy, è arrivato ad avere un posto nella Hall of Fame del basket nel 1992 e una bandiera dedicata nel 2001, sul soffitto del Madison Square Garden, primo allenatore della NCAA, a celebrare le sue 526 vittorie con St. John’s, l’istituto del Queens fondato dai Vincenziani, di cui Lou ha saputo incarnare lo spirito e i valori.
Carnesecca, un riferimento per i giovani allora come oggi
Eppure, come ripeteva sempre, la più grande soddisfazione per Lou era quando i suoi “ragazzi”, con cui ha sempre tenuto i contatti, lo tornavano a trovare a distanza di anni dalla conclusione della loro esperienza universitaria ed era un’autentica processione, perché era rimasto in contatto con tutti, non solo quelli che gli avevano fatto vincere dei trofei. Marco Baldi, giocatore italiano per tre anni a St. John’s, racconta di quando, in pieno COVID, Lou aveva saputo dalla televisione che non si poteva uscire di casa in Italia e voleva, a tutti i costi, mandargli dei beni di prima necessità. Chiamò per tre giorni di seguito fino a quando non fu totalmente rassicurato che per Marco e per la sua famiglia le cose andavano bene.

Valerio Bianchini fu uno dei quattrocento partecipanti nel mitico clinic di Roma nel 1966, organizzato da Gaetano Napolitano, il primo di un “guru” della pallacanestro universitaria americana in Italia. In due settimane, le conoscenze dei grandi maestri italiani si saldarono con il sapientissimo basket studiato, sperimentato e realizzato oltreoceano, producendo un modello unico, imitato da tutto il resto dell’Europa Occidentale. I partecipanti ricordano, però, soprattutto la straordinaria umanità di Lou, l’innata simpatia, l’originalità in campo e fuori, le stesse qualità dimostrate dal Coach in occasione della nomina a Cavaliere al merito della Repubblica italiana, il 17 febbraio 1990.
Il Libro che racconta un gigante dello sport
L’amore per il basket e la straordinaria umanità di Carnesecca sono oggi gli ingredienti principali di un libro bilingue a lui dedicato dal giornalista8 di Repubblica Lorenzo Mangini: “Lou Carnesecca Da Pontremoli a New York” di Erga Edizioni 325 pagine, 18,90 euro.
Il libro si articola in tre parti. Si parte dai luoghi di origine di Carnesecca e dai suoi legami familiari. Seguono le tappe della sua carriera nel basket e si conclude con testimonianze di allenatori e campioni vicini all’uomo di Cargalla, che formano un quadro articolato, composto di piccoli episodi e storie divertenti. Sono oltre trenta le testimonianze inedite di personaggi come Gamba, Bianchini, Meneghin, Marzorati, Peterson, Messina, Danna, Marco Baldi. L’appendice, oltre al glossario, riporta nomi, personaggi e numeri del basket americano. Non è un libro solo sul basket, parla di persone e sentimenti, perché questi contano quando il tabellone della partita è spento. Parola di Lou Carnesecca.
Dove trovare il volume
Il libro ha il patrocinio del Comune di Pontremoli, che ha cominciato l’iter lo scorso dicembre per intitolare al Coach un largo della frazione di Cargalla, dove era originaria la famiglia. Nell’opera sono stati inseriti dei VCode “aperti”, dove compariranno immagini e video degli eventi celebrativi su Carnesecca, in Italia e in America. Al termine di ogni capitolo c’è l’intera traduzione in lingua inglese a cura di Alex Evans, assistente allenatore (1989-1992) e poi esecutivo alla St. John’s University (1992-2004) di Carnesecca. Suo nonno era Pete Pascale, figura di spicco nella comunità di East Harlem e amico di Lou da sempre. Alla fine, si torna sempre alle radici. Il libro si trova su Amazon Amazon.it: Lou Carnesecca – Mangini, Lorenzo – Libri e nelle migliori librerie.
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