Gomis: “Alcol e cocaina mi avevano distrutto, ora insegno ai giovani e ritrovo mia figlia”
Si racconta alla Gazzetta dello Sport il portiere Lys Gomis, fratello di Alfred, portiere di riserva del Palermo. Per lui la luce in fondo al tunnel non è stata solo una metafora, ma l’inizio di una nuova vita, ha chiesto aiuto e si è disintossicato.
Gomis: “Alcol e cocaina mi avevano distrutto, ora insegno ai giovani e ritrovo mia figlia”
La carriera di Lys Gomis, ex portiere di Torino, Lecce e Ascoli, parla di talento, eccessi e di lunghe battaglie contro i propri demoni. La perdita del padre da ragazzo gli ha aperto una ferita profonda, che per anni ha alimentato una
spirale di autodistruzione fra alcol e droga. Adesso a 36 anni la rinascita, ha chiesto aiuto e vive una seconda vita: “Ho ritrovato motivazione, obiettivi, voglia di incidere. Voglio fare prevenzione e parlare ai giovani: alcol e droga non risolvono i problemi. Ho finito da poco il mio percorso in un centro che mi ha aiutato tanto. Sono rinato. Oggi porto la mia esperienza nelle scuole, per mostrare ai ragazzi che anche dalle difficoltà più profonde si può ripartire”.
Poi sulla dipendenza ha detto: “ Non mi sono mai accorto di entrare in quella spirale. Già mentre giocavo c’erano feste, alcol, discoteche dopo le partite. E poi la cocaina, la droga che mi riportava quell’adrenalina che provavo in campo. L’alcol invece mi toglieva l’attenzione dal presente. Finché c’era il calcio, tutto sembrava sotto controllo. Quando ho perso mio padre è crollato tutto e ho iniziato a distruggermi. Avevo perso ogni scopo, aspettavo soltanto che tutto finisse”.
La rinascita
L’ex portiere si è poi soffermato sul momento della sua rinascita: “Ho affrontato una fase iniziale di astinenza con assistenza continua. Poi un programma di purificazione con saune quotidiane, integrazione di
vitamine e cicli prolungati per eliminare le tossine. Ho lavorato su me stesso, ho chiesto scusa alle persone che avevo ferito, ho ascoltato ciò che avevano da dirmi e affrontato le conseguenze delle mie azioni”.
Poi i sentiti ringraziamenti a chi gli è stato vicino: “Mattia Perin, che negli anni è diventato un vero amico: l’ho conosciuto proprio al mio debutto in Serie A. Ha sostenuto concretamente il progetto di recupero e prevenzione, insieme a D’Ambrosio, Darmian, Paolo Zanetti, Padelli e tanti altri calciatori. Ringrazio anche
Mattia Aramu, Francesco Cosenza e le persone che mi hanno seguito nel percorso di disintossicazione”.
Infine il rapporto con sua figlia: “Stiamo ricostruendo un legame. Lei è intelligente. So di non essere stato un buon padre, ma oggi cerco di darle l’esempio di come si esce dalle difficoltà. L’ho chiamata Charlotte in onore di mio padre Charles. Quando ero in comunità la tenevo aggiornata sulla mia situazione tramite i servizi sociali: non mi sono mai nascosto. Lei ha capito e apprezzato la mia sincerità. Ora dobbiamo recuperare il tempo perso”.
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