Stadio Barbera capitolo 2: Quattro le alternative progettuali, vediamo nel dettaglio
Togliamoci subito il pensiero. Non ci sarà nessuno stadio allo Zen, nessuno alla Bandita, nessuno in altre zone della città diverse da quella attuale. Il Palermo resta a casa sua. Il DOCFAP non discute il “dove”, ma il “come”. La Favorita è un vincolo, ma è anche una risorsa. Quindi apriamo il documento tecnico e analizziamo le quattro strade che il Palermo e il Comune stanno valutando. Quattro scenari, dal non fare nulla al rivoluzionare un intero quartiere.
Stadio Barbera: quattro le alternative progettuali, vediamo nel dettaglio
ALTERNATIVA 1: L’INERZIA (DO NOTHING)
La prima alternativa è quella che i tecnici chiamano “soluzione Zero” o inerziale. In pratica: lasciamo tutto com’è. Il Comune continua a mantenerne la proprietà, il Palermo paga l’affitto per l’utilizzo come avviene adesso. Si fanno solo i lavori urgenti quando cade un calcinaccio o si rompe un tornello. Il DOCFAP boccia questa ipotesi senza appello. Perché? Perché lo stadio invecchia. I costi di manutenzione per il Comune diventerebbero un salasso anno dopo anno, senza incassare nulla di più. È la scelta del lento declino che porta all’inagibilità. Scartata.
ALTERNATIVA 2: IL MINIMO SINDACALE (RESTYLING CONSERVATIVO)
Passiamo alla seconda opzione. Una ristrutturazione “leggera”. Qui si interviene, sì, ma solo per adeguare l’impianto alle norme di sicurezza attuali e dare una rinfrescata estetica. Si sistemano i bagni, si migliorano le vie di fuga, si cambiano i seggiolini. Manca la “ciccia”. Non si creano nuovi spazi commerciali, non si costruiscono gli skybox di lusso, non c’è un nuovo museo. Senza questi ricavi aggiuntivi, il privato (cioè il Palermo/City Group) non ha interesse a investire milioni, perché non rientrerebbe mai della spesa. E il Comune si ritroverebbe con uno stadio “a norma”, ma vecchio nella concezione. Un’occasione persa.
ALTERNATIVA 3: IL SOGNO DELL’AREA VASTA (STADIO + IPPODROMO)
Attenzione qui, perché questa è l’alternativa più affascinante e complessa. L’Alternativa 3 non guarda solo al rettangolo di gioco, ma alza lo sguardo oltre le mura. Prevede un intervento complessivo su un’Area molto più Vasta. Cosa significa? Che il progetto ingloba non solo il Barbera, ma anche l’area adiacente dell’Ippodromo della Favorita. Perché non si fa? (O perché è meno probabile?). Sulla carta è bellissimo. Ma tecnicamente è un incubo burocratico. Coinvolge concessioni diverse, enti diversi, vincoli paesaggistici doppi (Parco della Favorita + vincoli storici). I costi di urbanizzazione e gestione esploderebbero e i tempi di approvazione rischierebbero di farci perdere il treno per Euro 2032. È il sogno che si scontra con la realtà.
ALTERNATIVA 4: LA SCELTA DELL’EQUILIBRIO (IL NUOVO BARBERA)
Ed eccoci all’Alternativa 4. Quella su cui si punta tutto. Si concentra solo sul lotto dello stadio, ma lo rivoluziona dall’interno. A differenza dell’alternativa 3, lascia stare l’Ippodromo (riducendo i rischi burocratici), ma a differenza della 2, non si limita a ridipingere i muri. Qui si parla di demolizione e ricostruzione mirata. Si realizzano nuovi volumi:
Aree commerciali, ristoranti, museo e store ufficiali aperti tutta la settimana.
Copertura totale degli spalti. È l’opzione che massimizza i ricavi per la società (rendendo l’investimento sostenibile) e minimizza il consumo di suolo esterno, concentrando tutto “dentro” il recinto del Barbera.
Il confronto finale
IL CONFRONTO FINALE HOST: Ricapitolando:
Non fare nulla (Declino).
Fare poco (Inutile economicamente).
Fare tantissimo, includendo l’Ippodromo (Troppo rischioso e complesso).
Rifare lo stadio da cima a fondo, restando nei suoi confini (L’obiettivo).
Il DOCFAP serve a dimostrare matematicamente che la 4 è l’unica via che sta in piedi finanziariamente (per il City Group) e urbanisticamente (per il Comune). Ma c’è un “ma”. Proprio su quei “nuovi volumi” dell’Alternativa 4, il Comune ha alzato la paletta rossa chiedendo chiarimenti. “Quanto costruite? E dove?”. Nella prossima puntata vedremo cosa significa questo braccio di ferro per il traffico, per i residenti e per le casse del club.
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