Moneta – Viaggio nel calcio tra “ricchi scemi” e ricchi e basta
Questo è il titolo del settimanale Moneta, oggi in edicola.
L’articolo di Tony Damascelli analizza la trasformazione radicale del calcio moderno, ormai dominato da logiche economiche e finanziarie più che sportive. I tradizionali modelli fondati sul mecenatismo sono al tramonto: l’ingresso massiccio di private equity e fondi d’investimento ha cambiato la natura stessa dei club, oggi considerati veri e propri asset finanziari. Contano la valutazione del marchio, il marketing e il merchandising, più che i risultati sportivi.
Viaggio nel calcio tra “ricchi scemi” e ricchi e basta
La pandemia ha accelerato questo processo: la Premier League inglese, nonostante l’aumento dei debiti e dei costi, ha visto crescere i ricavi complessivi oltre i 4 miliardi di sterline, ma anche il disavanzo è aumentato in modo importante. I fondi, a differenza dei patron tradizionali, cercano rendimenti: se i club non producono profitto, vengono ceduti o liquidati. Nel 2022 oltre il 55% delle società europee ha registrato perdite nette.
L’articolo cita esempi di grande impatto, come l’ascesa dei Multi-Club Ownership (MCO), gruppi che controllano più squadre in diversi Paesi. Emblematico è il City Football Group, proprietario di club distribuiti in cinque continenti, tra cui anche il nostro Palermo. Questa rete consente strategie finanziarie integrate, gestione centralizzata dei giocatori e ottimizzazione dei costi, ma riduce l’identità delle singole squadre e allontana tifosi e territori.
La mancanza di proprietà italiane
Parallelamente, l’autore denuncia la crescente finanziarizzazione dei club italiani, ormai privi di proprietari “locali” come Berlusconi, Moratti, Agnelli o Sensi. I nuovi investitori — americani, arabi o fondi — puntano a ridurre le spese, gestire il rischio e massimizzare il valore degli asset. Emblematico è il caso degli stadi: Milano ha venduto San Siro a Milano e Inter, ma resta aperto il problema della gestione dei debiti generati dagli impianti e dei flussi economici collegati.
I ricavi del calcio europeo sono cresciuti fino a 38 miliardi nella stagione 2023/24, ma aumentano anche debiti e deficit. Le proprietà nordamericane crescono del 26% e il costo salariale complessivo sale del 4%.
Il commento finale richiama Giulio Onesti, che nel 1978 definiva il calcio pieno di “ricchi scemi”: l’autore si chiede se questa definizione sia ancora valida nell’epoca dei finanziatori globali e dei fondi d’investimento.
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