catania palermo

Ormai da qualche anno, per la precisione da 15, quando si pensa al derby Catania-Palermo il primo pensiero va a quello giocato il 2 febbraio 2007. Un derby triste, il più triste dei derby di Sicilia perché alla viglia della festa di Sant’Agata, perse la vita un servitore dello stato, il povero ispettore Filippo Raciti. Io c’ero, ero lì a Catania al seguito del Palermo ed oggi voglio raccontarvi quel maledetto derby, iniziando dalla partenza il giorno prima della gara; finita la seduta di rifinitura del giorno prima, tutti in pullman e si parte in direzione di Catania.

Catania-Palermo, la Rai snobba il derby: ecco quale sarà la gara in chiaro

La tensione è alta ed ovviamente sin dalla partenza la squadra viene scortata dalle forze dell’ordine. Una scorta comunque normale almeno fino al nostro arrivo a Catania dove se ne aggiunge una ben più nutrita. Lungo il tragitto nessun problema. Così come durante la notte anche perché le forze dell’ordine che sorvegliano l’albergo sono in numero davvero impressionante.  Lungo il tragitto che ci separa dallo stadio, tutto normale fino all’ultimo pezzo, quello che precede l’arrivo al Massimino. Qui infatti veniamo accolti da una muraglia umana che ci urla e lancia di tutto contro il pullman. Il clima è caldissimo e non avevamo dubbi che così sarebbe stato.

Radrizzani pronto a vendere il Leeds: vuole investire in un altro club?

Arriva l’orario di inizio ed io ed il mio collega dell’ufficio stampa prendiamo posto in tribuna stampa praticamente attaccati al pubblico di casa che intuisce immediatamente chi siamo (nonostante indossiamo un anonimo cappotto) ma per fortuna non accade nulla. Ben presto però l’aria si fa pesante, pesantissima e l’odore acre dei fumogeni la rende irrespirabile costringendo il direttore di gara a sospendere momentaneamente la gara.

Che fare? Restare ancora in tribuna stampa e aspettare l’evolversi degli eventi o scendere negli spogliatoi? Opto per la seconda ipotesi e così ci rechiamo verso l’ascensore. Arrivati al piano zero all’apertura delle porte dell’ascensore ho un momento di panico. Davanti a noi infatti c’è una muraglia di facinorosi, ma per fortuna con uno scatto degno di un centometrista mi fiondo verso la porta della zona spogliatoi aprendola senza neppure dare il tempo agli inservienti di chiederci chi fossimo.

Siamo salvi, ho pensato a questo punto, e di certo sopra non ci torno più. E così infatti non appena il direttore di gara decide di riprendere la partita entro anche io in campo e mi sistemo vicino alla panchina del Palermo. Ovviamente eravamo in qualche modo “abusivi” ma mai e poi mai sarei andato via di lì. La partita si conclude ed il Palermo la vince per 2-1 grazie ad un gol, quello di Di Michele, palesemente irregolare. Fuori dallo stadio sta accadendo di tutto.

Balzaretti al Palermo. Una freccia al servizio dei rosanero

Finita la partita e le interviste di rito, saliamo sul pullman ed iniziamo ad avere la reale percezione che sia accaduto qualcosa di grave, di molto grave. Dalla tv che abbiamo sul pullman, ma soprattutto dalle telefonate che ci arrivano, iniziamo a capire esattamente quello che è accaduto. Nonostante siamo tutti pronti per andar via, ovviamente non veniamo fatti uscire dallo stadio perché nonostante la numerosissima scorta al nostro seguito avremmo certamente avuto dei problemi di non poco conto. Si attende che la situazione si calmi.

Passano diverse ore quando finalmente viene dato l’ok per abbandonare il Massimino. Ma per ragioni di sicurezza ci viene imposto un cambio di programma: si ritorna prendendo la Messina-Palermo. Si esce dallo stadio e ci si dirige quindi verso Messina e da lì si farà rientro al Tenente Onorato. Per fortuna lungo il tragitto di ritorno non accadrà nulla ed in piena notte torniamo finalmente a Palermo sani e salvi, almeno noi.

 

LEGGI  ANCHE

Catania-Palermo: amici-nemici dal 1935. Il significato del derby siciliano

Tzorvas: “Palermo, che ricordi. Adesso faccio il contadino”

Ispettori della Covisoc a Torre del Grifo: cosa rischia il Catania

SEGUICI SU FACEBOOK | INSTAGRAM | TWITTER

3 Commenti

  1. Chi come te era presente racconta di gente affacciata al balcone che con odio lanciava vasi e di tutto per colpire gli odiati palermitani. Solo un grande servizio della polizia evitò il peggio . E oggi solo tu ricordi quel giorno. Grazie Fabio.

  2. Chi seguiva in quel periodo il Palermo rimase colpito dall’odio con cui alcuni cittadini catanesi si lanciarono contro i pochi tifosi del Palermo e poi contro la polizia che cercò e riuscì a salvarli. E oggi ci di chiede quanti palermitani sono disposti ad andare al Cibali? Ma smettetela. Siate seri

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui