Ormai da quattro giorni è ufficialmente cominciata la sessione invernale di calciomercato, spesso definita come “riparazione” dagli eventuali errori commessi dai dirigenti di una società calcistica nel mercato estivo.

Nel lustro che ci siamo messi alle spalle, siamo in grado di affermare che il mercato di gennaio a tinte rosanero abbia portato i frutti sperati e migliorato la rosa rispetto a quella costruita ad inizio stagione? Facciamo un breve excursus delle ultime 6 sessioni intermedie che hanno visto come protagonista il Palermo. La maggior parte di esse non sempre ha mostrato l’adeguatezza del termine associato a questa fase di acquisti e cessioni: infatti, per il club di viale del Fante, tranne qualche isolata eccezione, hanno avuto ben poco a che vedere con un miglioramento dell’organico.

Gennaio 2013: il caos è il protagonista incontrastato di questa fallimentare parentesi di acquisti e cessioni, che al termine della stagione avrebbe portato la squadra siciliana alla clamorosa retrocessione in B dopo 9 stagioni in massima serie. Autore del pasticcio è Pietro Lo Monaco: il dirigente napoletano perfeziona la bellezza (forse tristezza) di 10 acquisti e altrettante cessioni che stravolgono la fisionomia del gruppo, ma che non danno una svolta in senso positivo ad una stagione travagliata sin dagli albori. Tante le scommesse perdute: prime su tutte quelle di Dossena e Aronica, provenienti dal Napoli non più ai fasti di un tempo, passando per Faurlin e Boselli, che avrebbero dovuto dare geometrie (il primo) e gol (il secondo). L’unico acquisto che nel lungo periodo si è rivelato produttivo, sin da subito ma soprattutto nelle stagioni successive, è stato quello di Sorrentino, estremo difensore che di lì a poco diventò il capitano e punto di riferimento della squadra rosanero.

Gennaio 2014: una delle circoscritte sessioni positive. Pochi ritocchi ma buoni, un mercato intelligente, degno dell’aggettivo che qualifica come riparatoria questa fase di mercato: gli arrivi principali sono tre e portano i nomi di Maresca (dalla Samp), Lazaar (dal Varese) e Vitiello (svincolato). Il primo ha portato l’esperienza e la regia che erano un po’ mancati fino ad allora in mezzo al campo, il secondo si è rivelato un colpo importante per la fascia sinistra, che nella prima parte del campionato era stata presidiata dal deludente Daprelà, il terzo si è mostrato affidabile e pronto in difesa nel momento del bisogno. Alle formali operazioni di mercato, si aggiunge l’intuizione di Beppe Iachini a cui si deve il merito di aver riesumato Franco Vazquez (tenuto fuori rosa nei primi sei mesi), il quale ha rappresentato la ciliegina sulla torta della promozione da record portata a compimento nel maggio successivo.

Gennaio 2015: valutazione intermedia a questo mercato, che non conta tante operazioni in entrata ma neanche in uscita, complice la definitiva consacrazione del duo Vazquez-Dybala. Il dato curioso è che gli acquisti perfezionati rappresentano attuali punti fermi della rosa di Roberto Stellone: infatti, sono Jajalo e Rispoli i nuovi volti del calciomercato invernale 2015. Le cessioni riguardano prevalentemente il reparto difensivo: via i flop Bamba e Feddal, ma qualche ferita è stata lasciata dall’addio di Munoz, in rottura con la società.

Le ultime tre stagioni, di concerto con quella della retrocessione del 2013, sono state caratterizzate da autentici guazzabugli invernali che hanno vertiginosamente portato il Palermo a palcoscenici meno affascinanti (vedi le ultime due stagioni in B) e condotto i tifosi nella strada opposta rispetto a quella che porta al “Barbera”.

Gennaio 2016: cinque sono i contratti stipulati, quelli con Cristante, Balogh, Posavec, Arteaga e Cionek. Il primo non si è rivelato il giocatore di belle speranze che milita oggi nella Roma, i due successivi sono solo alcune delle meteore arrivate grazie alle commissioni con i procuratore dell’est Europa. Soltanto l’ultimo della lista ha avuto fortuna: il difensore polacco si è ritagliato un ruolo da titolare fino alla passata stagione, in cui è stato ceduto alla Spal.

Gennaio 2017: uno dei disastri maggiori, l’inizio della fine per intenderci: il preludio ad una retrocessione annunciata con largo anticipo. Il Palermo perde Quaison (che era stato una delle poche note positive fino ad allora), che approda in Bundesliga, e viene sostituito (si fa per dire) da Stefan Silva, il quale ha pestato l’erba del rettangolo di gioco soltanto per 15 minuti a fronte dei sei mesi di permanenza in Sicilia, prima della buonuscita. Altro acquisto, con la formula del prestito (non rinnovato a fine stagione), è quello del difensore Sunjic, ennesimo flop rifilato a Zamparini da procuratori a lui vicini ma poco affidabili.

Gennaio 2018: l’ultima sessione prima di quella attuale testimonia la scarsa progettazione e dedizione che hanno caratterizzato le recenti campagne invernali di mercato: molto dolorosa si è rivelata la cessione di Thiago Cionek, tassello importante della prima parte di stagione, non rimpiazzato adeguatamente dall’italo-belga Fiore, che già l’estate scorsa ha lasciato la Sicilia con destinazione Imolese. Agrodolce l’acquisto di Stefano Moreo, che non ha per niente brillato nel finale della scorsa stagione e che, invece, sta diventando fondamentale nell’attuale undici di Stellone.

Archiviata l’era Zamparini, la musica non dovrebbe essere molto diversa con gli inglesi al comando: la speranza dei tifosi è che la squadra non venga stravolta e non perda pedine importanti, dati gli ottimi risultati ottenuti fino ad ora. E (perché no?) altro auspicio è quello di vedere qualche colpo ad effetto che legittimi a maggio il titolo d’inverno appena conquistato.

Di Pietro Lanza.

 

 

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