Ormai quasi due mesi dopo l’ultimo ribaltone avvenuto nella panchina del Palermo, si cominciano a delineare la fisionomia della classifica e le ambizioni possibili della società di viale del Fante.

Se con Tedino l’obiettivo promozione sembrava uno slogan destinato a rimanere tale a causa di risultati troppo altalenanti, non si può dire lo stesso per il lavoro che sta mettendo in pratica Roberto Stellone: dal suo approdo in panchina i rosanero hanno totalizzato 13 punti in 5 giornate. Le frenesie di pareggite delle prime uscite della stagione sembrano ormai un lontano ricordo.

Ma vediamo, oltre ai risultati, cosa c’è dietro il decollo della stagione rosanero. Anzitutto, è stata messa in risalto l’importanza capitale che ha la lunghezza dell’organico: Tedino aveva i suoi pupilli, era fedele ad un certo tipo di gioco (il 3-4-3) e di giocatori e ciò penalizzava chi il campo lo vedeva poco e niente. Stellone, dalla sua, è molto più aperto a cambi di modulo (non ha mai utilizzato lo stesso per due partite di fila), in base alle caratteristiche dei giocatori che scendono in campo. Il tecnico romano ha sin da subito messo in chiaro che non ci sono titolari e riserve: tutti i componenti della rosa rivestono la medesima importanza per la causa rosanero.

Veniamo al secondo, conseguente, punto di svolta: l’utilizzo massimizzante di alcuni giocatori. Stellone è molto attento alle caratteristiche dei propri uomini ed è bravo a capire l’arco di tempo in cui possono conseguire la maggior produttività possibile. L’esempio lampante di questo uso accurato porta il nome di George Puscas: attaccante devastante sotto porta, tuttavia la punta romena non ha mai lasciato il segno durante la guida di Tedino in cui è stato spesso impiegato nell’undici iniziale. Dopo il cambio in panchina cambia anche l’uso ed il rendimento dell’attaccante: Stellone riesce ad ottimizzare la sua utilità, sfruttandolo il più delle volte a partita in corso. I risultati gli danno ragione: Puscas decide le partite contro Lecce e Cosenza nei minuti finali, incidendo non poco sull’attuale posizione di classifica occupata dai siciliani. Altro giocatore ritrovato grazie all’allenatore romano è Moreo: spesso bersaglio della critica e dell’ambiente, l’ex Venezia si è reso protagonista di prestazioni sontuose, specie in funzione di assist-man. Numeri alla mano, rappresenta la spalla ideale per un attaccante mobile come capitan Nestorovski, il quale ha anche capitalizzato con il terzo gol di Carpi una bella azione del n.9 rosanero.

Infine, e non da ultimo, forse l’elemento chiave della cura Stellone: la mentalità audace trasmessa dal tecnico rosanero. Infatti, l’organico è identico rispetto a quello che due mesi addietro era condotto da Bruno Tedino ma il meccanismo che sembra essere scattato nella testa dei giocatori sembra proprio quello a livello mentale: una squadra mai arrendevole, desiderosa fino all’ultimo secondo di conseguire il risultato sperato. Autore di questo cambio è ancora una volta chi siede in panchina, il cui pensiero può essere riassunto in una semplice frase: “Meglio tentare di vincere, rischiando di perdere”. Le sostituzioni orientate verso un atteggiamento prettamente offensivo durante le partite in bilico sono la fotografia della svolta mentale della squadra.

Adesso, l’arma in più del Palermo è il coraggio e l’artefice di questo lavoro porta un nome e un cognome: Roberto Stellone.

 

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